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La storia.

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Il 25 Novembre di ogni anno, ricorre la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999.

La scelta di dedicare un giorno dell’anno a questa tematica, si basa sulla convinzione che la violenza contro le donne sia più in generale una violazione dei diritti umani che deriva dalle disuguaglianze tra uomo e donna, radicate ancora oggi in tutto il mondo.

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Già nel 1981, durante un incontro femminista organizzato in ricordo del brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal – attiviste politiche nella Repubblica Dominicana degli anni ’60 ed esempio di donne rivoluzionarie per il modo in cui si opposero al regime dittatoriale dell’epoca – il 25 novembre fu scelto come giorno simbolico per la lotta alla violenza sulle donne.


Successivamente, nel dicembre del 1993, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, adottò la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne, definendo poi il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ufficialmente nel 1999.

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Da allora i governi e le organizzazioni internazionali danno vita in questo giorno ad attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle più devastanti violazioni dei diritti umani.

Il raggiungimento dell’uguaglianza e dell’emancipazione femminile richiede sforzi costanti e vigorosi per contrastare una discriminazione profondamente radicata.

Questo tipo di violenza non è inevitabile, ma la prevenzione è possibile ed essenziale.

Violenza sulle donne e Covid -19.

Quest’anno la Giornata del 25 Novembre cade durante un periodo già particolare, ovvero lo stato di emergenza provocato dal Covid – 19.

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In Italia, secondo l’Istat, che ha analizzato la quantità di telefonate giunte al numero antiviolenza sulle donne 1522, c’è stato un incremento del 73% delle richieste di aiuto rispetto all’anno scorso; inoltre, le donne vittime di femminicidio da gennaio a giugno 2020 sono state ben 32.

L’O.N.U., ha condotto un’analisi sulla correlazione tra maltrattamenti in famiglia e la convivenza forzata a causa delle misure restrittive adottate dai governi per contenere il contagio da Coronavirus: il binomio si è rivelato drammatico.

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Il rapporto O.N.U. parla, infatti, di un aumento del  20 per cento dei casi di violenza per i primi 3 mesi di lockdown in tutti i 193 Stati membri delle Nazioni Unite.

Ancora, secondo il rapporto, si può affermare con certezza che le vittime di violenza non hanno avuto facile accesso alle cure – per l’isolamento degli ospedali e dei pronto soccorso – così come alle case rifugio, piene, difficili da raggiungere o temporaneamente trasformate in generici centri di salute.

Prima della pandemia, si pensava che nel 2020 si potesse finalmente verificare un’accelerazione dell’uguaglianza di genere.

Il Covid-19 ha interrotto bruscamente questo processo, ricadendo sui temi della violenza, delle discriminazioni, delle legislazioni avverse alle donne e del mondo del lavoro. 

Per fortuna, registra l’O.N.U., molte Nazioni hanno compreso in tempo quali rischi stavano correndo le donne.

In Cina, i social media sono stati disseminati di informazioni e soluzioni per le vittime; la polizia britannica ha diffuso una app gratuita, “Bright Sky” che consente di documentare giorno per giorno gli abusi attraverso testi, audio, video o foto; a Madrid le donne possono inviare messaggi in una chat che usa il Gps per localizzarle; in Italia, la polizia ha adattato la app “YouPol” affinché le vittime potessero denunciare in tutta sicurezza e la maggior parte delle associazioni antiviolenza ha aperto linee telefoniche di emergenza o chiamate Skype.

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In molti Paesi è intervenuta anche la giustizia: laddove i Tribunali si sono fermati per il Covid, è stato consentito l’invio di segnalazioni e denunce via mail e sono stati prorogati i provvedimenti di protezione che sarebbero scaduti nei prossimi mesi.

Non basta, ovviamente. Le Nazioni Unite hanno chiesto ai singoli Stati un maggiore impegno, dall’incremento delle risorse destinate alle case-rifugio alla consulenza psicologica, all’organizzazione di eventi volti alla diffusione della cultura della non violenza e alla prevenzione della violenza stessa.

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Il ruolo della nostra Accademia.

La missione dell‘Accademia delle Arti Marziali e degli Sport da Combattimento è quella di diffondere la cultura e incrementare la pratica delle arti marziali e degli sport da combattimento nella convinzione che l’insegnamento delle nostre amate discipline, contribuisca alla diffusione dei valori della parità, del rispetto e dell’inclusione sociale.

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Per questa ragione, all’inizio dell’anno 2020 abbiamo messo a punto, con il patrocinio dell’ASP, il progetto pilota “Più Sicura”, rivolto alle donne, con l’intento di divulgare una corretta informazione sul fenomeno della violenza di genere e porre l’accento sull’importanza delle arti marziali e degli sport da combattimento nel processo di valorizzazione della donna.

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Oltre all’insegnamento di specifiche tecniche di difesa personale proprie delle arti marziali, grazie alla collaborazione e al supporto di una psicologa, il progetto prevede percorsi di condivisione delle esperienze personali, di riconoscimento dell’aggressione, di approfondimento sul valutare, saper agireuscire dalla violenza o dal maltrattamento e di superamento della situazione di disagio e recupero dell’autonomia.

L’emergenza sanitaria ha fermato solo la nostra attività fisica, ma non quella di promozione e sensibilizzazione a questo tema.

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E’importante sapere che.

Il Sistema Sanitario Italiano mette a disposizione di tutte le donne una rete di servizi sul territorio, ospedalieri e ambulatoriali, socio-sanitari e socio-assistenziali, anche attraverso strutture facenti capo al settore materno-infantile, al fine di assicurare un modello integrato di intervento. 

Le case rifugio e i centri antiviolenza sono aperti nonostante l’emergenza da COVID-19.

Esistono numeri e App da contattare:

  • Numero rosa 1522, antiviolenza e anti stalking che fornisce assistenza e supporto 24 ore su 24.
  • App 1522,  disponibile su IOS e Android, che consente alle donne di chattare con le operatrici e chiedere aiuto e informazioni in sicurezza, senza correre il rischio ulteriore di essere ascoltate dai loro aggressori.
  • App “Youpol”. Realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare episodi di spaccio e bullismo, l’App è stata estesa anche ai reati di violenza che si consumano tra le mura domestiche.
  • Centri antiviolenza. La mappa dei centri è disponibile sul sito del Dipartimento della Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio. 
  • Consultori familiari. La mappa è disponibile sul sito del Ministero della salute. 
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Ogni volta che una donna lotta per se stessa, lotta per tutte le donne” -Maya Angelou.

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