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Archivio Categoria: Arti Marziali

Arti Marziali e Sport da Combattimento durante il COVID-19 | Risultati dell’indagine

Team Monaco

Abbiamo chiesto ai nostri atleti di rispondere ad un’indagine per scoprire cosa è successo al mondo delle arti marziali e degli sport da combattimento durante la pandemia e cosa ne pensano i protagonisti di questo mondo di questa “Fase 2”.

L’intento di questo sondaggio è quello di fugare dubbi e paure da cui tutti siamo assaliti e capire necessità, desideri e preoccupazioni della nostra grande community. Nello specifico:

  • se e come si stavano allenando durante il periodo del lockdown;
  • le intenzioni riguardo alla possibilità di ritornare ad allenarsi in palestra in prossimità del graduale allentamento delle misure restrittive con l’arrivo della Fase 2. 

Questo è il modo in cui la nostra Accademia ha provato ad aiutare concretamente tutto il network italiano delle arti marziali e degli sport da combattimento, condividendone i risultati.

Il questionario è stato condiviso e diffuso attraverso la FIKBMS e l’UIJJ su tutto il territorio nazionale ed attraverso i nostri canali diretti con atleti e tenici attraverso i social media (Facebook, Instagram e gruppi Whatsapp).

Di seguito alcune delle domande proposte:

“Hai continuato a praticare attività fisica?”

“Se sì, con che frequenza?”

“Che tipologia di allenamenti hai seguito e con quale modalità?”

“Riprenderesti a fare attività fisica nella tua palestra pur non potendo svolgere la pratica specifica della tua disciplina?”

“Se NON pensi di voler ritornare in palestra, o se sei incerto, in questo periodo di convivenza con il virus come preferiresti fare attivita’ fisica?”

Gli intervistati

Hanno risposto al nostro questionario 2.171 persone da tutte le regioni italiane, il 34,9% dei quali risiedenti nel Nord del Paese, l’11,8% nel Centro e il 53,3% nel Sud.

Tra gli intervistati, le donne sono il 27,8%, percentuale che varia poco nelle tre ripartizioni geografiche risultando un po’ più alta al Sud (25,9% nel Nord; 26,5% nel Centro; 29,4% nel Sud). Il 15,0% degli intervistati è costituito invece da istruttori.

Gli allenamenti durante il lockdown

Durante il lockdown l’86,7% degli atleti ha dichiarato di aver continuato ad allenarsi, percentuale pari a 84,7% nel Sud 90,9% nel Centro e 88,6% nel Nord.  

La quota di atleti che si è allenata risulta praticamente uguale nei due generi: 86,9% tra gli uomini e 86,1% tra le donne.

Differenze tra i due generi si rilevano invece nella modalità di allenamento: il 60,1% degli uomini si è allenato in autonomia, contro il 42,6% delle donne.
Tra queste ultime, il 43,6% è ricorsa all’utilizzo di videolezioni e app disponibili sul cellulare, contro il 26,8% degli uomini.

Attività fisica durante il lockdown - Atleti Arti Marziali Covid-19

Nel complesso, tra gli atleti che si sono allenati, il 57,5% ha dichiarato di essersi allenato 2-3 volte a settimana, il 25,1% cinque volte e il 17,4% con frequenza quotidiana.
Non si rilevano differenze significative tra maschi e femmine nella frequenza degli allenamenti, mentre si rilevano più evidenti differenze per area geografica.

Oltre la metà degli atleti risiedenti nelle regioni del Centro (55,3%) ha dichiarato di essersi allenato 5 volte a settimana o tutti i giorni; nel Nord e nel Sud invece la maggior parte degli atleti si è allenata 2-3 volte a settimana (61,5% nel Sud e 56,0% nel Nord).

Frequenza di allenamento durante il lockdown COVID -19

Le intenzioni

Nel complesso quasi 6 atleti su 10 (58,7%) hanno dichiarato che durante la fase 2 riprenderebbero ad allenarsi in palestra nel rispetto delle linee guida nazionali.

Intenzioni Arti Maziali post COVID-19

Tale quota risulta più alta tra gli uomini (60,9%, contro il 53,0% delle donne) e nelle regioni del Centro e del Sud meno colpite dal virus (rispettivamente 64,6% e 60,3%, contro il 54,2% nel Nord).

Il 24,2% degli atleti ha dichiarato di essere indeciso, mentre il 17,1% non ha intenzione di rientrare in palestra.

Il no prevale nel Nord (21,5%, contro circa il 15% di Centro e Sud).

Tra coloro che non vogliono ritornare in palestra durante la fase 2 o che risultano incerti, il 56,8% preferirebbe allenarsi all’aperto, il 18,3% tramite videolezioni, il 24,9% in autonomia o tramite app sul cellulare.

Cosa è mancato di più ai nostri atleti durante il lockdown

Diverse sono le cose che più sono mancate ai nostri atleti durante la lontananza forzata dalla palestra, tra queste le più riportate sono l’attività sportiva specifica (per il 42,6% degli uomini e il 40,6% delle donne), i compagni di team (per il 23,2% degli uomini e il 22,5% delle donne), il mantenersi in forma (per il 13,7% degli uomini e l’11,9% delle donne), gli istruttori (per il 7,0% degli uomini e il 7,9% delle donne).

Ringraziamenti

Ringraziamo quanti ci hanno aiutato nella realizzazione di questo studio e ci auguriamo che possa aiutare soprattutto direttori tecnici, allenatori e gestori a poter prendere le decisioni migliori per la tutela degli altri e per la tutela di un movimento sportivo e culturare così importante.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e speriamo di poter tornare presto, tutti insieme, a camminare sui nostri amati tatami.

“See you on the mat!” (hopefully soon)

Serena Lamastra & Bartolo Telesca – Intervista doppia – Bambini e arti marziali – la didattica dell’insegnamento | Volti Marziali

Bartolo Telesca & Serena Lamastra - Arti Marziali per Bambini

Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto:
1. A essere contento senza motivo.
2. A essere sempre occupato con qualche cosa.
3. A pretendere con ogni sua forza quello che desidera.”

P. Coelho

La rubrica “Volti Marziali” oggi è dedicata ai nostri Serena Lamastra e Bartolo Telesca, rispettivamente Direttrice Organizzativa e Presidente dell’Accademia.

Bartolo Telesca & Serena Lamastra

Serena Lamastra

Lei pratica arti marziali dal 1998, pluricampionessa italiana kung fu-wu shu-sanda Chinese Boxing negli anni ’99-‘ 2001, con anche 3 titoli internazionali (Blu DRAGON Cup, China Tropy, US Open Atlanta), medaglia d’oro al Trofeo Novice kickboxing. argento al Campionato Nazionale Fiwuk nel 2001.

Insegnante dal 2011, cintura nera 2 dan e allenatore di kickboxing dal 2017 FIKBMS (unica federazione riconosciuta CONI), arbitro nazionale (2011) e internazionale (2012) Kung fu-Sanda, giudice nazionale nel settore kickboxing ed mma-submission WTKA (2011-2016).

Attualmente cintura viola di Brazilian Jiu Jitsu, medaglia d’argento al Campionato Italiano UIJJ 2017 e Direttore di Gara UIJJ.

Serena Lamastra

Bartolo Telesca

Lui comincia a praticare judo nel 1979 per poi proseguire con il kung fu, il wu-shu e sanda sin dai primi anni ’80.

Negli anni’ 90-’99 é sul podio di diverse competizioni regionali, interregionali e nazionali conquista due titoli Intercontinentali.

Riconosciuto miglior atleta CONI ’98 in quegli anni pratica il Jeet Kune Do e Win Chung ed inizia ad approfondire l’arte del Taijiquan (Tai Chi).

Cintura nera II dan di kung fu-wushu, discipline di cui è anche istruttore dal 2012.

Cintura nera I dan kickboxing e allenatore dal 2017 FIKBMS.

Arbitro nazionale (2011) e internazionale (2012) Kung fu-Sanda, giudice nazionale nel settore kickboxing ed mma-submission WTKA (2011-2016).

Cintura viola di Brazilian Jiu Jitsu e plurimedagliato nelle competizioni UIJJ.

Bartolo Telesca - Mediterraneo Cup - Brazilian Jiu Jitsu Per Bambini

Serena insegna nel corso della mattina denominato Caffè & Jiujitsu e gli altri corsi di Brazilian Jiu Jitsu e kickboxing secondo turnazione con gli istruttori dell’accademia.

Bartolo, si occupa dei progetti di arti marziali nelle scuole, dei corsi di arti marziali nelle varie sedi dell’Accademia e ha un corso di taichi.

Insieme allenano i piccoli del Corso di Avviamento all’attività motoria Propedeutico alle Arti Marziali eSport da Combattimento (4-6 anni) e i bambini del Brazilian Jiu Jitsu e della Kickboxing (7-11 anni).

Rispondono così alle nostre curiosità.

1) Cosa significa “allenare i bambini” che intraprendono uno sport da combattimento?

Serena: Anzitutto c’è una differenza tra bambini piccoli e bambini più grandi.

I primi non si allenano per uno sport da combattimento ma per poter sostenere un allenamento specifico quando saranno più grandi.

Li abituiamo già al contatto con i compagni, ma l’allenamento è di tipo ludico al fine di insegnargli i gesti motori di base come la capovolta, il camminare a 4 zampe, il salto degli ostacoli o l’andare a comando a destra e sinistra.

Senza questo “bagaglio preparatorio” i bambini hanno difficoltà a imparare i movimenti più complicati propri degli sport da combattimento.

Per noi quindi è importante costruire uno zoccolo duro motorio di base. Più è ampia la base, più la piramide costruita nel tempo sarà solida.

Serena Lamastra BJJ instructor

Per i più grandi, il discorso cambia. Riserviamo anche a loro una parte ludica nell’allenamento, perché i bambini si devono divertire e sperimentare i movimenti propri della disciplina anche giocando.

Non sono dei piccoli grandi, devono fare un allenamento adatto a loro.

Al di là dell’aspetto fisico, la cosa più importante è il risvolto psicologico dell’allenamento. I bambini formano il loro carattere in palestra, combattono contro tante problematiche relazionali, paure, bullismo.

Qui il bambino si mette alla prova, ha l’occasione di crescere, credere in sé stesso superando ogni giorno piccoli ostacoli, sia negli esercizi sia nel confronto con gli altri bambini.

Bartolo: Non c’è cosa più bella che allenare i bambini. Ti danno una energia, una felicità una carica esplosiva.

Sono molto curiosi. Loro chiedono sempre di più: perché si fa questo, a cosa serve. E la cosa più bella è la capacità di ascolto che hanno.

Per loro il maestro è come un secondo padre, un confidente, un fratello, un punto di riferimento importante.

Bartolo Telesca - Arti Marziali per Bambini - Kickboxing

La differenza tra i bambini del corso di avviamento e quelli un po’ più grandi sta principalmente nel fatto che i primi hanno più bisogno di giocare, di correre, sfogarsi, vedere gli amichetti, i più grandi sono già più precisi, maturi, consapevoli,cambia il tipo di curiosità che hanno e il modo in cui ascoltano. I primi giocano, i secondi sanno già quello che vogliono. Nel tempo abbiamo compreso l’importanza della multidisciplinarieta‘ nell’allenamento, per farli appassionare alla disciplina che vogliono praticare nello specifico. Per questo alterniamo i gesti atletici propri delle nostre arti, sia un calcio o un passaggio di guardia, con l’acrobatica.

2) Come organizzate l’allenamento?

Serena: Siamo sempre in 2.

C’è il saluto iniziale con gli allievi, rituale di cui anche i bambini più piccoli capiscono l’importanza, aspettano il comando del maestro, stanno in silenzio, si fermano.

Con i piccolini poi partiamo con la corsa libera, gli animaletti, il toccare il colore chiamato.

Potrebbero correre una giornata intera!
Il segreto è farli sfrenare nella prima parte dell’allenamento, così si sfogano e riscaldano i muscoli.

Poi organizziamo giochi di coordinazione, di abilità, di velocità, percorsi. Infine lavorano a coppie, così imparano a toccare il compagno.

Serena Lamastra Trofeo Coni Kickboxing FIKBMS

Non sono giochi tecnici ma di velocità (es chi tocca prima la maglietta o il gioco dello zainetto). Naturalmente prima del saluto finale c’è un ultimo momento di caos, ad esempio con il gioco leoni e gazzelle.

Con i più grandi anche c’è il saluto iniziale, poi il riscaldamento, ginocchia al petto o corsa, anche giochi (tranne quando fanno arrabbiare Bartolo! Allora li fa correre all’infinito! Invece quando fanno i buoni, lui li fa giocare anche a dodgeball! 😉 ).

Importante è lo stretching, per l’elasticità alla loro età, e poi continuiamo con esercizi propedeutici alle arti marziali, come il coccodrillo o la guardia da soli con i calci, a seconda di quello che devono studiare.

Alla fine c’è il lavoro di coppia tecnico e lo sparring o la lotta.

Ho notato che i bambini del Brazilian Jiu Jitsu adorano lottare, sempre, rimangono male se non lottano. Nella kick lo sparring è più “impattante” psicologicamente.
L’allenamento si conclude con il saluto.

Bartolo: Per i bimbi è fondamentale la conoscenza tra il maestro e l’allievo.

Insegniamo loro ad ambientarsi in un luogo dove imparano divertendosi sia i gesti motori, sia lo stare insieme agli altri.

Imparano l’equilibrio, imitano gli animali, la natura e prendono tutto con il sorriso. Devo dire che i bambini mi ascoltano molto, poi ogni bambino è diverso dall’altro, c’è sempre quello più timido o c’è il frenetico, ma nella loro diversità ascoltano sempre e si divertono.
A volte li stuzzico e dico loro di saltare anche a casa come sul materassino quando facciamo la capriola..magari sul letto così fanno arrabbiare qualche genitore!

Per i bambini più grandi ci vuole un po’ più di polso duro per insegnare anche la disciplina che caratterizza le nostre arti.

Imparano già il gesto atletico quindi gli allenamenti sono più specifici e faticosi, ma non mancano come ha detto Serena momenti di gioco. Anche partite di calcio!

3) Quali emozioni provate nell’allenare i bambini?

Serena: All’inizio del mio percorso ero preoccupata.
Avevo paura di fare o dire cose che potessero condizionare i bambini.

Sei una figura importante per loro e ti sforzi di essere il meglio di quello che puoi.

Bartolo Telesca & Serena Lamastra - Arti Marziali per Bambini

Ora no, mi godo l’insegnamento, mi piace quando i bambini si confidano, mi diverto a lottare e giocare con loro.

Bartolo: Le prime volte è stato molto emozionante.
Non sapevo come gestire il gruppo, ho imparato a essere buono ma anche duro per tenerli a bada.

Allenarli mi porta gioia perché loro mi danno tanto affetto, mi portano i disegni, mi abbracciano e mi dicono non vedo l’ora di ricominciare l’allenamento! Una bambina mi ha anche dedicato “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri. Alcuni bambini mi chiamano e mi mandano la buonanotte nei messaggi.

Penso che certe cose sono innate con loro, forse perché anche se ho 50 anni c’è una parte di me che è ancora bambino. E quindi sono sempre pronto a giocare con loro.

Bartolo Telesca - Cattivissimo me

4) Cosa ci raccontate dell’esperienza agonistica dei più piccoli?

Serena: Momento molto particolare.
Non tutti i bambini sono pronti emotivamente a partecipare alle gare, anche se sono bravissimi.

É un momento impegnativo, quindi rischi che se non li porti a gareggiare rimangono male, se li porti magari rimangono male del risultato e non gareggiano più.

Quindi è importante valutare singolarmente ogni bambino a 360°, capire quando è il momento giusto. Poi è importante portarli anche in trasferta perché fanno squadra, si sostengono, si abbracciano si vogliono bene, anche se gareggiano l’uno contro l’altro.

Si impara molto da loro, si sfidano seriamente e accettano il risultato, sono fieri del loro compagno se perdono.

Bartolo Telesca - BJJ per bambini

Bartolo: Io mi immedesimo molto in loro e li sento miei. Cerco di tirare fuori da loro il meglio che possono dare, spesso hanno paura di deludermi se una gara va male. Ma questo significa che ci tengono.
Poi ci sono bambini che sono più pronti e altri meno pronti, sia psicologicamente che atleticamente, ma la cosa bella è che danno sempre il meglio di sé.

Adoro accompagnarli in trasferta.

Un’ esperienza molto bella è stata il Trofeo Coni 2019. Ricordo un episodio in particolare, tutti i bambini durante il viaggio stavano con il cellulare in mano. Allora li ho sgridati, ho vietato di usarlo nel pullman.
Lo hanno lasciato anche bambini che non conoscevo e così hanno socializzato, fatto amicizia e anche poi nel campo non hanno usato per niente il telefono.

Fare da angolo ai bambini poi mi da una carica eccezionale, che sia nel Brazilian Jiu Jitsu o nella kick, è bello ma allo stesso tempo difficile.

Loro mi guardano, mi ascoltano, pendono dalle mie labbra e io mi sento caricato di una grande responsabilità. Se sbagliano critico me stesso, mi colpevolizzo.

Ma in quel caso io non sono solo un tecnico.

Sono il maestro e il confidente che dona loro la carica e la fiducia anche nel momento più difficile. Ad esempio al Bari Challenge 2019, c’erano molti bambini che hanno pianto, ma io non ho fatto pesare quelle cosa e li ho tranquillizzati offrendo loro un gelato.

Hanno bisogno di piccole cose. Hanno bisogno di comprensione.

5) Allenare i bambini ha cambiato in qualche modo il vostro percorso personale ma soprattutto il vostro percorso come allenatori?

Serena: Da quando gestisco un gruppo, sono migliorata dal punto di vista personale. Sono cresciuta insieme ai bambini e ho compreso tante cose del loro mondo pur essendo già mamma quando ho cominciato. Sono loro che mi spiegano le cose in realtà, sono loro che mi insegnano come affrontare la vita.

Serena Lamastra

Come insegnante, un valore aggiunto che mi fa allenare i bambini è che riesco a spiegare di più e meglio anche nei corsi per gli adulti.

Bartolo: Dal punto di vista personale allenare i bambini mi ha migliorato. Mi ha insegnato a immedesimarmi in loro e a vedere sempre tutto bello e con il sorriso. Mi hanno insegnato la felicità, e mi hanno supportato e cambiato in meglio.

Dal punto di vista di allenatore sono migliorato nella didattica, comprendo le differenze caratteriali, sono cresciuto professionalmente ed è gratificante il lavoro che faccio.

I bambini sono speciali. È speciale.. tutto ciò che facciamo con loro.

Bartolo Telesca

COLTIVARE LA NOSTALGIA AI TEMPI DEL COVID19

Kickboxing Bambini

“C’è qualcosa di lontano in me, in questo momento. Sto sulla terrazza della mia vita ma non si tratta esattamente di questa vita. Mi trovo sopra la vita e dal mio punto di osservazione la osservo. Essa si estende sotto il mio sguardo, in terrazzi e declivi, come un paesaggio diverso, fino al fumo delle case bianche dei borghi della vallata. Chiudendo gli occhi continuo a vedere, proprio perché non guardo. Se li apro non vedo più niente, perché non vedevo. Mi sento tutto una nostalgia vaga, non del passato o del futuro, ma una nostalgia del presente, anonima, prolissa e incompresa”.

(Pessoa, 1986)

Da tre settimane o poco più le nostre abitudini di vita sono state sconvolte.

Non andiamo più a lavoro (o lo facciamo da casa e rischiamo di lavorare tutto il giorno), non usciamo più con gli amici, quando andiamo a fare la spesa corriamo con guanti e mascherina come se qualcuno ci stesse inseguendo.

Non andiamo più in palestra.

E’ questo il momento… quando il quotidiano ci viene strappato via, quando la libertà ci viene negata.

Il momento in cui avvertiamo la nostalgia di tutte quelle attività che sono vitali per noi, come l’allenamento.

Nostalgia di preparare il borsone, di sentire il tatami sotto ai piedi, di infilare i guantoni, di afferrare il kimono, di tirare calci e rotolare a terra.

Nostalgia dei compagni.

Nostalgia della stanchezza a fine allenamento.

Kickboxing Bambini

Perfino nostalgia della puzza di protezioni e di kimoni sudati!

La nostalgia è un’emozione paradossalmente caratterizzata sia da un senso di tristezza per la lontananza da persone o luoghi in un passato che vorremmo rivivere sia da un senso di felicità nel ripensare a quelle persone e a quei luoghi in cui abbiamo trascorso momenti gioiosi.

Della nostalgia abbiamo bisogno come dell’ossigeno.

Ci porta nel limbo della memoria, del ricordo, di un passato che ritorna.

Probabilmente mai come in questo momento stiamo apprezzando il valore di questo sentimento.

Chiudiamo gli occhi e sentiamo il caos di un palazzetto, la frequenza cardiaca durante la lotta, il sudore che brucia negli occhi durante lo sparring.

Bartolo Telesca Kickboxing

Questo è il momento di coltivare il desiderio di tornare ad allenarci.

La nostalgia profuma di vita autentica.

Un antibiotico naturale contro il senso di smarrimento che stiamo provando.

E’ una risorsa esistenziale, in senso positivo e protettivo.

Ha la funzione di sostenere e rinforzare l’attribuzione di senso alla vita, quando questo viene minato dall’incertezza del futuro.

Funziona come spinta verso la ricerca di un maggiore contatto sociale perché aumenta il desiderio dei rapporti interpersonali.

La nostalgia dunque non va sprecata: è un sentimento dolce e vitale e non ha nulla a che vedere con il rimpianto.

Non si vive di soli ricordi, ma non si può rinunciare a uno stato dell’animo.

Ci restituisce persone, luoghi, profumi (o puzze, che dir si voglia!) e ci distacca dall’ansia frenetica dell’ora e subito.

Imparare a coltivare la nostalgia può aiutarci a mantenere una linea, una direzionalità nel caos, anche a fronte di momenti di vita potenzialmente stressanti, diventando una modalità di guardare al passato in modo integrativo, mettendo insieme quello che siamo stati e quello che siamo, navigando a vele spiegate verso quello che per noi ha senso essere..e saremo!

#andratuttobene

Alessandra Sprovera

Il taichi – l’antichissima arte marziale cinese che da tecnica di combattimento è diventata una ginnastica per il corpo e la mente

Bartolo Telesca - Taichi

Oggi è il Presidente dell’Accademia Bartolo Telesca a raccontarci qualche curiosità “marziale” e ad arricchire la nostra rubrica dedicata agli uomini di sport, cuore e tenacia.

Bartolo, che cos’è questo taichi?

Il taichi, o più precisamente taichichuan, è un’arte marziale cinese, risalente a moltissimi anni fa, nata come tecnica di combattimento. E’ un ramo del kung fu.

Bartolo Telesca Wushu Arti Marziali

La sua pratica ha avuto una grossa diffusione in occidente negli ultimi venti anni perché ne sono stati riconosciuti benefici non solo per il tono muscolare ma anche per l’equilibrio e il controllo dello stress. Insomma è una vera e propria medicina per le preoccupazioni, lo stress, le ansie.

Ci puoi raccontare qualcosa di più specifico?

Il taichi è una pratica antichissima di esercizio fisico e mentale, che prevede una serie di movimenti eseguiti in modo lento, calibrato e preciso, accompagnati da una respirazione profonda.

Le movenze derivano dall’arte del combattimento e sono abbinate a parata, difesa e attacco.

Bartolo Telesca - Taichi

In generale, una sessione di taichi include una parte di riscaldamento, in cui si eseguono movimenti molto semplici (rotazioni delle spalle e della testa, inclinazione del corpo in avanti e indietro), seguita dalla sessione di esercizi veri e propri, che possono variare a seconda dello stile di tai chi seguito –THAICHI WU, YANG, SUN, CHEN sono le famiglie più famose-.

Segue infine la fase del qigong, il cosiddetto lavoro di respirazione, che consiste di pochi minuti di respirazione calma e profonda a volte combinata con movimenti molto leggeri, il cui fine è aiutare il rilassamento di corpo e mente. E’una meditazione che abitua il nostro corpo a gestire al meglio i flussi energetici.

E’ una disciplina praticabile dai 5 anni in su.

In Cina è da sempre considerata una ginnastica terapeutica che rinvigorisce il corpo, rafforza il sistema immunitario e favorisce la longevità.

Diresti quindi che il taichi aiuta a raggiungere il benessere e la calma interiore?

Abbiamo una vita frenetica, non pratichiamo meditazione…cosa che invece non succede in Cina, dove alla meditazione viene riconosciuto un ruolo fondamentale nel raggiungimento del benessere fisico e mentale.

Bartolo Telesca Wushu

Sono stato in Cina negli anni ’80 per studiare queste discipline orientali. Ho imparato anche che i cinesi hanno abitudini molto diverse dalle nostre. Ad esempio si svegliano alle 5 con il sorgere del sole e praticano il taichi ogni mattina in gruppo, nei parchi. Questo perché loro sono convinti che esso agisce sulla totalità della persona, sia sul corpo che sulla mente e favorisca il raggiungimento del benessere completo coinvolgendo muscoli, polmoni, cuore, respirazione e movimenti del corpo.

Il CHI altro non è che un flusso di energia che passa per il centro del corpo e praticandolo la mattina presto, si può cogliere tutta l’energia del sole per affrontare la giornata e ritrovare il proprio equilibrio e l’armonia.

Una curiosità: molti praticano il taichi seguendo la forma del tao, un cerchio con all’interno una S e due pallini agli opposti. Esso è un simbolo orientale che rappresenta il bene e il male, la notte e il giorno. Tramite il tao si trova l’equilibrio tra la mente e il corpo, i due pallini all’interno del simbolo sono i punti energetici del bene e del male.

Chi sono stati i tuoi maestri?

XU HAO e LEE RONG MAI.

Il primo è stato allenatore e commissario tecnico della nazionale italiana WuShu e rappresentante mondiale del Kung Fu WuShu.

La seconda è un’artista marziale, maestra di taichi e wushu che ha collaborato alla formazione della Federazione Italiana Wushu, l’attuale FIWuK, dove ha ricoperto il ruolo di direttore tecnico.

Insegni il taichi?

Quest’anno abbiamo deciso di aprire un corso in Accademia, per cercare di garantire una formazione marziale più ampia possibile ai nostri allievi.

Il mondo orientale è affascinante, completamente diverso dal nostro. E’ importante per la nostra crescita apprenderne i segreti!

Invitiamo tutta la nostra community a seguirci sui social.

Diffonderemo dei contenuti gratuiti (lezioni, articoli e consigli) per continuare ad allenarvi in completa autonomia.

Bullismo e cyberbullismo

Bullismo e Arti Marziali

Evoluzione di un fenomeno dalle conseguenze poco conosciute dalle generazione 2.0

Con il termine bullismo si definisce un comportamento prepotente e violento ripetuto nel tempo, che mira deliberatamente ad offendere, far del male, danneggiare una vittima di fronte ad una platea di spettatori.

Ciò che differenzia un atto di bullismo da una “normale” disputa tra ragazzi è l’intenzionalità di ledere, di far del male.

Bullismo e Arti Marziali

Tra il bullo e la vittima si crea una vera e propria diseguaglianza di forza e di potere: il bullo appare come il più forte del gruppo mentre la vittima si sente esposta, isolata e incapace di riferire delle violenze subite per paura di rappresaglie o della vendetta del bullo.

Il bullismo può essere diretto se caratterizzato da attacchi fisici (calci e pugni, spinte, appropriazione o danneggiamento di oggetti altrui); indiretto se caratterizzato da attacchi verbali (offese, minacce).

Oggi si parla anche di bullismo maschile (usa principalmente forme di prevaricazione basate sulla forza fisica) e bullismo femminile (usa metodi di prevaricazione più sottili e striscianti come la maldicenza e la manipolazione dei rapporti di amicizia).

Mentre il cyberbullismo? Cos’è?

Il cyberbullismo altro non è che l’evoluzione tecnologica del bullismo, definito dalla legge 71/2017 come ogni “forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identita’, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonche’ la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o piu’ componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.”

Arti Marziali e Sport da Combattimento - Bullismo e cyberbullismo 11

Mentre un atto di bullismo ha sempre e comunque una limitazione spazio temporale e una visibilità circoscritta (qui e adesso), un atto di cyberbullismo rompe la limitazione spazio-temporale dando il via a una forma di persecuzione continua, che sfugge anche a quel minimo di controllo che in un atto di bullismo si può comunque avere.

Il virtuale è più doloroso: non ci sono più confini fisici, non ci sono più limiti d’orario.

Postare in rete, inviare messaggi offensivi, modificare e diffondere on line fotografie e informazioni altrui anziché compiere direttamente atti di prevaricazione (face to face), abbassa il senso di “responsabilità” e di pudore dell’autore dell’atto e gli permette di danneggiare gli altri con un senso di inibizione pressocchè pari a zero grazie alla presenza di uno schermo che lo nasconde e lo allontana dal contatto visivo con la vittima.

Arti Marziali e Sport da Combattimento - Bullismo e cyberbullismo 12

Il senso della corporeità del reale e del relazionale viene meno, non ci sono segni osservabili e tangibili di come la vittima possa reagire e questo rende ancora più difficile e improbabile che il bullo riesca a mettersi nei suoi panni, ad entrare in contatto empatico con la stessa, senza poterne comprendere la sofferenza.

Il termine empatia deriva dal greco e significa “dentro la sofferenza”. L’empatia è la capacità di mettersi nei panni di qualcun altro e di vedere il mondo con i suoi occhi.

Pur avendo accorciato paradossalmente le distanze e facilitato in qualche modo i nostri rapporti con gli altri, le nuove tecnologie hanno allontanato progressivamente le relazioni faccia a faccia e con esse i livelli emozionali degli individui. Se da un lato offrono grandi opportunità, specialmente nel campo comunicativo-relazionale, dall’altro lato espongono i giovani utenti a nuovi rischi, quale il loro uso distorto o improprio per colpire, intenzionalmente e non, persone indifese e arrecare danno alla loro reputazione.

Le vittime di persecuzioni on line tendono a isolarsi e a interrompere le attività quotidiane convenzionali (come andare a scuola).

Per questo diventa fondamentale l’aiuto di chi le circonda: insegnanti, compagni, amici, familiari.

Noi tutti abbiamo il dovere di intervenire quando osserviamo segnali di malessere nei ragazzi.

The Gathering 2019 - kickboxing bambini

Nell’ordinamento giuridico italiano non è mai esistita una normativa sul bullismo. Eppure il legislatore ha sentito la necessità di intervenire di recente sul fenomeno del cyberbullismo a causa della maggiore gravità di quest’ultimo rispetto al primo.

Questa fattispecie telematica consente al carnefice di esercitare sulla vittima forme di sorveglianza, pressione e controllo praticamente ininterrotte e potenzialmente conoscibili da tutto il mondo (se pensiamo alla diffusione di immagini o informazioni compromettenti sui social network).

I comportamenti aggressivi posti in essere dal bullo o dal cyber bullo possono produrre conseguenze giuridiche sia sul piano civilistico sia su quello penalistico, che amministrativo.

 Se l’autore è un minore di età ricompresa tra i 14 e i 18 anni, si applicheranno le norme del processo minorile. Per il minore di anni 14 nel momento in cui ha commesso il fatto, non essendo egli imputabile per l’ordinamento italiano (cioè non è ritenuto capace di intendere e di volere), vengono in genere adottate misure volte ad allertare i servizi sociali del territorio per garantire l’attenzione necessaria sul minore e la sua famiglia.

Si parla di responsabilità civile quando con il comportamento tenuto si provoca un danno ingiusto alla vittima, che ha di conseguenza diritto di chiedere il risarcimento del danno subito.

Esistono tre tipologie di danno:

1.         morale (patire sofferenze morali, turbamento dello stato d’animo della vittima, lacrime, dolori, patemi d’animo)

2.         biologico (danno riguardante la salute e l’integrità fisica)

3.         esistenziale (danno alla persona, alla sua esistenza, alla qualità della vita, alla reputazione, alla riservatezza, all’immagine).

La responsabilità per le azioni compiute dal minorenne ricade anche sui genitori e sugli insegnanti, che hanno il preciso dovere di educare e di vigilare sui ragazzi (culpa in educando/culpa in vigilando). Si parla appunto di responsabilità solidale minori-genitori-insegnanti.

The Gathering 2019 - Donatello Angerame

Il compito dei genitori è quello di esercitare un’adeguata vigilanza sui figli al fine di correggerne comportamenti inadeguati e di indirizzarli ad una vita regolare.

L’affidamento dei minori alla scuola e agli insegnanti non esclude la responsabilità dei genitori per il fatto illecito commesso dai loro figli.

L’art. 2048, comma I del codice civile, recita: “il padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi”.

L’affidamento a terzi solleva il genitore soltanto dalla presunzione di culpa in vigilando.

Con l’iscrizione ad una scuola, il minore acquisisce il diritto a ricevere un’adeguata formazione e la scuola ha il preciso dovere di garantirla, impedendo che atti illeciti turbino e/o impediscano il corretto esercizio di tale diritto. Di conseguenza, gli insegnanti sono responsabili sia da un punto di vista educativo che di controllo per gli atti commessi dai minori.

Gli insegnanti possono essere ritenuti responsabili ma a pagare il risarcimento sarà la scuola, che poi potrà agire in rivalsa sull’insegnante.

La responsabilità civile di insegnanti e genitori viene meno se essi dimostrano di aver fatto di tutto per impedire il fatto.

Violazioni penali

Quando il bullo e cyberbullo tengono comportamenti definibili reato dal codice penale, si configura una responsabilità penale, che è personale secondo la Costituzione.

I reati che si possono configurare in caso di bullismo sono ad esempio percosse, lesioni personali, danneggiamento. In caso di cyberbullismo ingiuria, diffamazione, istigazione al suicidio.

Oltre a queste ipotesi “classiche”, negli ultimi anni si stanno diffondendo nuove forme di condotta illecita, come il revenge porn (diffusione di immagini intime di un ex partner a scopo di vendetta), il Cyberstalking o cyber-persecuzione (minacce, molestie, violenze e denigrazioni ripetute e minacciose con lo scopo di incutere nella vittima terrore e paura per la propria incolumità fisica), sostituzione di persona o furto d’identità (l’aggressore si sostituisce alla reale persona creandosi un profilo su internet con identità fittizia utilizzando informazioni personali, foto e dati di accesso quali password e nome utente relativi all’account di qualcuno, per spedire messaggi o pubblicare contenuti deplorevoli al fine di danneggiare l’immagine e la reputazione della vittima). Sono solo esempi.

Il problema è che i ragazzi di oggi spesso non hanno consapevolezza delle conseguenze che possono avere certi comportamenti, sia dal punto di vista giuridico che psicologico.

E’ per questo che la legge sul cyberbullismo prevede che le scuole debbano garantire ore formative e di orientamento sul fenomeno. Per diffonderne la conoscenza e prevenirne la diffusione.

Violazioni Amministrative

  È indispensabile sapere che se si intende divulgare (inteso nel senso di “diffondere,” ossia comunicare con più persone non identificate) dati personali acquisiti mediante il proprio cellulare o altri dispositivi elettronici, esiste l’obbligo di:

1)         informare la persona interessata circa le finalità e le modalità del trattamento dei dati;

2)         acquisire il consenso espresso dell’interessato.

Il trattamento illecito viene effettuato dall’autore al fine di trarre per sé un profitto o per arrecare danno ad altri e che abbia cagionato un nocumento.

I bulli e i cyberbulli devono essere denunciati alle autorità competenti non soltanto dalle vittime ma anche da chiunque assista o venga a conoscenza di atti di bullismo e/o cyberbullismo.

Gli insegnanti hanno il dovere di denunciare al dirigente scolastico i casi di cui vengono a conoscenza ed egli a sua volta quello di denunciare alle forze dell’ordine il fatto riferito. In caso contrario essi commettono un reato omissivo in quanto pubblici ufficiali.

The Gathering 2019 - Raduno Accademia

E noi altri che dovere abbiamo? Quello di parlare, informare, orientare, sensibilizzare tanto i bulli quanto le vittime. Bullo e vittima sono le due facce di una stessa medaglia ed è nostro compito aiutare entrambi: questi sono fenomeni che riguardano ragazzi in una fascia di età in cui è ancora possibile intervenire in modo educativo-preventivo. Negli ultimi anni il fenomeno del cyberbullismo ha subito un forte incremento, fino a diventare una vera e propria emergenza sociale. Perciò è importante parlarne, farlo conoscere e riflettere sulle possibili soluzioni da adottare, per contrastarlo in modo deciso.

Come possono aiutare le arti marziali?

Le arti marziali possono avere un ruolo molto importante nella prevenzione di questi fenomeni. Sono utili per la vittima, perché rafforzano l’autostima, la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità di reagire e far fronte alle difficoltà. Sono utili per il bullo, grazie all’insegnamento dell’autocontrollo, della disciplina, del rispetto, della lealtà e rappresentano una fonte di sfogo e canalizzazione “buona” della sua rabbia e aggressività.

Ringraziamo per le importanti informazioni e per l’articolo:

Alessandra Sprovera e Olga Stigliano fondatrici dell’associazione “Il cielo nella stanza“, associazione per il contrasto della violenza online. L’associazione nasce a Potenza nel 2016 a seguito di un grave caso di cyberbullismo che ha portato al suicidio una giovane ragazza. Dal 2016 l’associazione “multiprofessionale” (composta da avvocati, sociologi, psicologi, medici, psichiatri…) e si impegna nel prevenire, informare e seguire i casi di bullismo e cyberbullismo nelle scuole e in tutta la regione.

“Ce la puoi fare” – storie da kickboxer…

Nicola Palermo - Kickboxing

Ricordo di essermi avvicinato a questa disciplina all’età di 8 anni circa.

Ero fissato per i film d’azione con Vandamme, Steven Seagal, Bruce Lee.

Ricordo che insieme a mio fratello giocavo al “wrestling”.

E ce le davamo di santa ragione.

Mi iscrissi in palestra e iniziai a  frequentare il corso di kick che all’epoca si chiamava “semi-contact“, l’odierno pointfighting.

Mi allenai per circa 3 anni, ma per diverse vicissitudini abbandonai gli allenamenti.

Nel corso degli anni provai vari sport, senza mai spiccare in nessuno…e parliamoci chiaro, se in uno sport non sei bravo, non ti diverti.
Decisi allora di ritornare “a darle (e prenderle) di santa ragione” all’età di 18 anni.

La maggior parte delle persone si avvicina alle arti marziali perché si sente “negata” in altri sport, o con la semplice idea di rimettersi in forma (la kickboxing è un’attività ad elevata frequenza cardiaca).

Nicola Palermo Kickboxing FIKBMS

C’è chi sta passando un brutto periodo e pensa di convogliare lo stress e le tensioni in un’attività che richiede un impegno e una concentrazione notevole.

Chi esce da situazioni infelici e ha bisogno di ritrovare se stesso, chi vuole conoscersi meglio o fare nuove amicizie…insomma ognuno ha il suo perché.

Ma la vera domanda è:

cosa ti spinge a continuare?

Partiamo dal principio

La prima lezione è una grande incognita.

The kickboxer

Sei “quello nuovo” e riesci solo a pensare a questo.

Cominci a guardare i tuoi compagni, e ti sembrano tutti enormi, cattivi, fortissimi che aspettano solo di “menarti”. Ma poi iniziano uno ad uno a presentarsi, persino a sorriderti, anche il Maestro arriva ti da il benvenuto e ti mette a tuo agio.

Dopo il riscaldamento ti senti già finito, stanco, non ce la puoi fare…

tutti questi pensieri vengono interrotti dal richiamo “Protezioni!” 

A quel punto osservi i tuoi compagni indossare la loro armatura e tu sei lì che ti chiedi cosa dovresti fare, quando ad un tratto uno di quei giganti si avvicina e con un sorriso ti dice:

“Queste sono le protezioni, ti presto le mie”.

Allora tu vesti il più veloce possibile.  (e ti senti fortissimo come un cavaliere dello zodiaco).

Il maestro inizia a spiegare le tecniche e timidamente ci provi.

Cambi compagno ad ogni tecnica e noti che ognuno di loro ti incoraggia e ti aiuta a capire meglio.

Nicola Palermo - Kickboxing

Tirano dei colpi leggeri e man mano che provi quei giganti iniziano a diventare più piccoli, meno cattivi …e la lezione è finita.

Già? Si…già! Saluto e alle docce. Riflettendoci: sono tutti simpatici e più o meno come te. In fondo ti sei trovato bene.

E allora ci ritorni. Ordini subito le tue protezioni.

Arti Marziali e Sport da Combattimento - "Ce la puoi fare" - storie da kickboxer... 13

Il riscaldamento è stato un po’ meno faticoso questa volta, le tecniche appaiono ancora un po’ confuse, ma inizi a intravedere un filo logico e i compagni ti aiutano a seguire il filo.

Dopo un po’ di tempo ti soffermerei a pensare che le lezioni sembrano più faticose.

Ma insomma io credevo di far progressi ma mi sento stanco perché?

Noti allora che gli allenamenti diventano più intensi, più difficili, e allora inizia a spingere, a dare il massimo, perché vuoi a tutti i costi stare al passo dei giganti.

Inizi a migliorare davvero. Nasce in te una strana competizione, vuoi semplicemente sapere fin dove puoi spingerti… non molli.

Inizi a salire una scalinata.

Fatta di gradini molto grandi che ti permettono di salire in fretta. Sei sempre più veloce, più esplosivo, più forte.

Poi nel corso del tempo questi gradini iniziano a rimpicciolirsi sempre di più e ma allo stesso tempo diventano più difficili da scalare anche se minuscoli.

Il tuo impegno non basta più, i miglioramenti sono rari e allora capisci che quei gradini minuscoli altro non sono che la ricerca dei dettagli la cura nell’eseguire la tecnica.

Nicola Palermo - Kickboxing Black Belt

Capisci che non ci sono tecniche migliori di altre, ma migliori modi di eseguirle.

Diventi consapevole e sei pronto a sperimentare.

E’ ora di uscire dalla zona di comfort.

Il primo passo potrebbe essere quello di iscriversi a una gara, la tua prima. [Ma questa è un’altra storia ….]

Al di là di ogni risultato ti lascerà un immenso e preziosissimo bagaglio. Il confronto che ci aiuta a crescere e nel tempo ti accorgerai di essere davvero disposto ad affrontare le tue paure, a spingerti oltre.

Perchè la kickboxing è la voglia di dimostrare a te stesso che puoi farcela, ancora un round, un’altra ripresa e se vai giù, respira, rialzati, continua a scambiare.

Ce la puoi fare.

Noti un cambiamento psicologico, sei più forte e razionale.

Inizia a notare che la tua vita è cambiata, le ansie diventano più gestibili insieme alle paure, i problemi più risolvibili e meno drammatici.

Perché?

Perché il tatami riesce a costruirti una bolla intorno, inattaccabile dal mondo esterno.

Arti Marziali e Sport da Combattimento - "Ce la puoi fare" - storie da kickboxer... 15

Lì sei al sicuro i tuoi “problemi” diventano altri prendono il nome di jab, diretto, gancio, low kick

In due minuti bisogna gestire la paura dei colpi, il fiato, i pugni, i calci misti alle ginocchiate… quando avrai imparato a fare ciò, diventerà più facile spalmare tutto ciò che ti turba in una giornata intera anzichè in 2 minuti.

Cominci a pretendere di più da te stesso.

Sai che limiti in realtà non esiston, sai che applicandoti puoi riuscirci.

Anche grazie al tuo TEAM.

Team Monaco

All’interno del tuo team troverai sempre persone con cui confrontarti e che ti aiuteranno a crescere, perchè nei tuoi miglioramenti si nasconde la crescita di tutto il gruppo.

Da soli si è più veloci, ma è insieme che si arriva lontano.

Nicola Palermo

La voce fuori campo (e altri effetti del jiu jitsu)

Mariarosaria Faruolo

Mi capita, ogni tanto, che durante l’allenamento il mio sguardo oltrepassi la vetrata della sala e che incroci quello di persone incuriosite che, spostandosi dallo spogliatoio verso la sala fitness, restano per un attimo a guardare.

E non c’è dubbio sulla loro espressione, in bilico tra l’incredulità e la perplessità.

Domenico Colucci

Mentre un ginocchio di un amorevole compagno di allenamento ha infranto la mia guardia e mi inchioda a terra quasi a sfondare prima le costole e poi lo stomaco, mi sembra quasi di udire le parole che frullano nella loro testa:

“Possibile che questa gente venga qui, in mezzo a persone (magari grosse il doppio di te) pronte a soffocarti o a schiacciarti in posizioni contorte che sembrano persino ambigue?
Possibile che giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, decidano pure di tornare, di stare a così stretto contatto, faccia contro faccia (quando non è faccia contro sedere), sudore con sudore, di farsi scaraventare violentemente per terra (perchè probabilmente non userebbero il termine “proiettare”), di farsi quasi staccare un braccio?”

Arti Marziali e Sport da Combattimento - La voce fuori campo (e altri effetti del jiu jitsu) 16

Ha stabilizzato la posizione, se fossimo in gara ormai avrebbe preso i punti … adesso devo pensare a come uscire di qui senza regalare altre occasioni

è quello che una specie di voce fuori campo (che riconosci essere la tua) che compare sempre durante le lotte mi dice, interrompendo bruscamente la presunta voce di quell’osservatore occasionale, riportandomi a quel ginocchio che quasi non mi permette di respirare.

Uscita d’anca, un altro movimento che mi vergogno di quanto sia stato goffo, ma sono incredibilmente fuori.

Riprendere una guardia, subito!

Mariarosaria Faruolo

E stranamente lo sguardo di quel passante è ancora lì (forse perchè non è passato altro che una tumultuosa manciata di secondi), ancora con la stessa espressione in bilico tra l’incredulità e la perplessità.

No, aspetta … forse si intravede altro.

Adesso sembra che abbia fatto un passo avanti.

Quella stessa differenza che si avverte tra il passante che muove solo lo sguardo (ma senza fermarsi) e quello che invece si inchioda e strattona il braccio del compagno di passeggiata, di fronte ad un artista di strada che merita di essere guardato, ascoltato, che merita un po’ del tuo tempo.

Forse adesso sta pensando se mai possa essere qualcosa da provare in prima persona.

Bene, da qui ho una mezza guardia e posso lavorare, posso provare a raspare … come diavolo era quella tecnica …

irrompe di nuovo la voce fuori campo “ah si ecco, devo sgrim…maledizione troppo tardi!”.

Giuseppe Liuzzi

L’amorevole compagno di allenamento frantuma nuovamente la mia strategia con generose dosi di chilogrammi, tibie su tibie, avambracci sulla gola, pioggia di gocce di sudore, costringendomi a cambiarla ancora.

Dobbiamo sembrare dei pazzi ad azzuffarci così, volontariamente.

Eppure, su questo tatami, percepisco ogni giorno che chi ci mette piede abbandona mille pesi, in un apparentemente folle scambio di quei chili sulle costole, di quel sudore, di quelle strette al collo, di quei capitomboli, di quelle articolazioni al limite della rottura con un senso di felicità e di fiducia in se stesso.

Problemi familiari, relazioni complicate, responsabilità sul lavoro, problemi finanziari, cuori infranti, esami complicatissimi … tutto lentamente si dissolve durante quell’ora e si finisce per essere, sebbene fisicamente stanchi e con qualche doloretto in più, incredibilmente rinnovati, carichi e pronti per tornare in pista, lì, nella giungla del quotidiano.

Non è facile, nè immediato, nè automatico. Ma questa sensazione, prima o poi, ti trovi a condividerla con chi passa tante ore sul tatami.

Impariamo a gestire una situazione di disagio estremo, fisico e mentale. 

Impariamo che se l’avversario ha passato la tua guardia non è tutto finito, puoi ancora lavorare per ribaltare completamente la situazione

Massimiliano Monaco

Impariamo che una sconfitta o un dolore non è una scusa per lasciare, ma uno stimolo per andare avanti e migliorare. 

Impariamo che quando non hai più energie, le energie le trovi comunque e che mettendoci testa e cuore hai ancora molto da giocarti. 

Impariamo che quando riesci in qualcosa in realtà potevi riuscirci meglio e ciò che oggi ti ha portato ad una piccola vittoria potrebbe essere la causa della tua sconfitta domani.

Nicola Palermo

Impariamo che spesso devi cambiare il tuo modo di pensare e di agire in base a quanto sta accadendo, anche mentre sta accadendo. E che rimanere rigidi su una posizione potrebbe non essere una buona idea, anzi… 

Impariamo a non tirarci indietro, nemmeno di fronte a chi (o a ciò) che ci appare così tanto più grosso e forte di noi.

Nunzio Grieco

Non è facile, l’ho detto, nè immediato, nè automatico.

Spesso anzi chiudi l’allenamento ingoiando giù dalla borraccia grossi sorsi di frustrazione.

Ma il giorno dopo ti ritrovi di nuovo lì, a sentirti leggiadro dentro ad un ruvido e pesante gi o agile e comodo in una compressissima rashguard.

E a te che hai sbirciato da quel vetro, a te che hai fatto quel passetto in avanti dico: “Fanne un altro!”.

Oltre a un kimono pulito e profumato per fare una prova, troverai un ambiente tutt’altro che fatto di violenza.

Oltre a una forma fisica rinnovata, troverai nuovi amici, che saranno accanto a te dentro e fuori dalla palestra, che quando incontrerai per strada ti abbracceranno (e proveranno a sgrimarti!).

Serena Lamastra

E soprattutto troverai un nuovo stimolo positivo per affrontare i problemi quotidiani. 

“E hai trovato me” dirà la tua fantastica voce fuori campo!

Lorenzo Amato

Campionato Interregionale 2020 – 12 gennaio 2020 @ PalaErcole Policoro (MT)

Campionato Interregionale FIKBMS

Un grande evento in programma, al Palercole di Policoro, per domenica 12/01.

Il palazzetto Lucano, ospiterà il Campionato Interregionale della FEDERAZIONE ITALIANA KICKBOXING MUAYTHAI SHOOTBOXE SAVATE SAMBO (FIKBMS), unica DSA riconosciuta direttamente dal CONI, organizzato dal delegato Regionale M. Biagio Tralli, in collaborazione con il M. Massimiliano Monaco e M. Davide Pastore.

Attesi circa 500 atleti provenienti dalla Basilicata, dalla Campania, dalla Calabria e dalla Puglia, che competeranno nelle discipline della Kickboxing e delle Mixed Martial Arts (Shootboxe e Kickjitsu) in questa prima fase che sarà valevole per la qualificazione al Criterium che decreterà i finalisti per i Campionati Italiani e la successiva composizione della Nazionale.

Campionato Interregionale FIKBMS 2017

La Basilicata per la seconda volta diventa quindi l’Arena dove, i migliori atleti delle regioni sopra citate, letteralmente “combatteranno” per inseguire e realizzare il loro sogno sportivo.

Intervista al delegato regionale M. Biagio Tralli – invito al Campionato Interregionale FIKBMS 2020

Il delegato regionale FIKBMS della Basilicata, il M. Biagio Tralli, ringrazia per la massiccia partecipazione e vi invita il 12 gennaio 2020 al PalaErcole a Policoro (MT).#interregionale #InterregionaleSudItalia #Basilicata #Lucania #Calabria #Campania #Puglia #FikbmsItalia #Fikbms #kickboxing #lowkick #k1 #kicklight #pointfighting

Geplaatst door Campionato Interregionale Fikbms op Donderdag 9 januari 2020

Lettera di Babbo Natale

Arti Marziali e Sport da Combattimento - Lettera di Babbo Natale 17

“Rakkaat Painijat”

E’ così che chiamiamo i fighter e le fighter in Lapponia.

Ho ricevuto e letto tutte le vostre lettere…

so leggere senza alcun problema tutte le grafie, quelle veloci e ansiose, quelle lente e marcate, quelle distratte e persino le più frastagliate e fantasiose.

Sono riuscito a leggere tra una emoji e l’altra anche i vostri “whats app” e per i più ritardatari e per gli increduli (perché non tutti credono in me) spero di aver intuito almeno in parte i loro desideri.

Ho avuto qualche problema solo con alcuni termini, perché io sono straniero, extracomunitario dicono alcuni, e non so leggere bene l’Italiano (alcuni di voi neanche sanno scriverlo bene…devo dire).

Vedrete che non ho commesso troppi errori per quanto riguarda le cose che mi avete chiesto nelle vostre lettere – porterò tutto personalmente coadiuvato da alcuni collaboratori (prima erano i folletti, ma adesso devo dire che AMAZON, DSA, UPS, BARTOLINI ed altri, hanno spedizioni molto convenienti.)

Per alcune cose anche Poste Italiane…magari per la Befana…

(Che vorrei precisare non essere mia moglie!)

Siete stati tutti davvero molto bravi.

Ce l’avete messa davvero tutta, atleti, sponsor, genitori, sostenitori, lo staff intero dell’Accademia e i vostri insegnanti.

Questi ultimi, proprio come alcuni bambini, non si capisce mai cosa vogliano e non si accontenteranno mai.

Hohohohhooh!

Bravi per tutto quello che avete fatto quest’anno nell’MMA, nella Kickboxing e nel jiujitsu Brasiliano.

Giuliano Marzano - Massimiliano Monaco

Bravissimo Giuliano Marzano che nel suo ultimo match, sul ring dell’Etna Fight Night, l’undicesimo in prima serie di contatto pieno, ha sfoggiato tutte le tecniche: calci in linea alta, bassa e media, colpi di braccia, calci girati ed un gran numero di combinazioni portati in progressione.

Sfavillante Nicola Palermo che sul tatami del Roma Challenge ha vinto ben due medaglie d’oro, una con e l’altra senza kimono.

Eccezionale Alessia Podano che dopo aver vinto l’oro nella sua categoria di peso, prende coraggio e si iscrive agli assoluti, dove riesce a portare a casa la medaglia d’argento.

Arti Marziali e Sport da Combattimento - Lettera di Babbo Natale 18

Cosa dire del piccolo ma grande lottatore Emanuele Colella?! Un piccolo campione, che ancora una volta centra il primo posto.

Bravi le medaglie d’argento Lorenzo Monaco, Carlotta Colella e Lorenzo Amato (doppio argento per lui).

Veramente straordinarie anche le medaglie di bronzo, vinte nelle gremitissime categorie che hanno impegnato Donatello Angerame ed Alessandro Rosa in un numero notevole di match.

Buona anche la prestazione di Francesco Mancinelli.

Arti Marziali

BRAVI!

Lo dico da grande appassionato di Arti Marziali e Sport da Combattimento (il sig. Babbo Natale infatti ha da sempre la cintura nera… ndr).

Vi siete meritati i vostri pacchetti, non ho potuto esaudire solo qualche piccola richiesta, perché abbiamo finito le scorte…

in compenso proverò a portarvi un po’ di entusiasmo che servirà a motivarvi anche quando vi sembrerà di non progredire nel vostro percorso.

Proverò a portarvi un po’ di disciplina che vi servirà quando la motivazione mancherà e un po’ di serenità per i momenti in cui vi sentirete “deboli” e “feriti” …

in un team succede anche questo…

Vi lascio infine un po’ di pazienza e perseveranza, se saprete farne buon uso, senza fretta ma senza sosta, andrete lontano, imparerete e bene queste discipline che vi aiuteranno, insieme a tutte le persone che incontrerete in questo cammino, ad essere la versione migliore di voi.

Auguri a tutti.

Buon Natale…a tra poco.

The Gathering 2019

The Gathering 2019 - Raduno Accademia
The Gathering 2019 - Il raduno delle arti marziali

Parafrasando Claudio Bisio, potremmo dire che “il nostro è uno sport senza un grosso giro d’affari, senza grandi allori, con poche donne (ma buone ndr). Quasi quasi non è neanche uno sport…”

Eppure, come consuetudine ormai, il nostro gruppo di artisti marziali si è svegliato presto.

Probabilmente avrà fatto una colazione veloce e si è preparata svogliatamente per ritrovarsi al collettivo raduno annuale dell’Accademia.

Il “GATHERING“, appunto, è l’occasione per riunirci e stare tutti insieme.

Tutte le sedi riunite: Potenza, Bella, Avigliano, Albano, Tito, Vietri, Picerno, Calvello.

Tutto lo staff, nella stessa giornata, a disposizione dei nostri atleti.

Il saluto da parte di Massimiliano Monaco, nelle vesti di moderatore, e poi tutti i tecnici dell’Accademia si sono alternati per dare il loro contributo ad una mattinata di allenamento “full immersion“.

Apre il raduno il mental coach Alessio Spataro, ex calciatore professionista, allenatore Uefa A e mental coach da 15 anni.

Laureato in scienze della comunicazione e ricevuta la Certificazione Internazionale di Coaching e PNL (Programmazione Neuro Linguistica) in Florida, ha praticato mental coaching con atleti e allenatori di diverse discipline sportive, sia individuali che di gruppo, sia tra i professionisti che dilettanti.

Alessio, che ha lavorato 8 anni con il Milan, poi responsabile e Mental Coach del settore giovanile dell’Empoli e della Reggina, ci ha illustrato nel suo intervento come la mente debba essere allenata alla pari di tutti i distretti corporei, per poter essere performanti non solo in gara, ma anche nella routine giornaliera.

Si sono alternati Gianni Befà, Eschilo Palmieri, Bartolo Telesca, Serena Lamastra, Alfredo Falconieri, Nicola Palermo, Giuseppe Liuzzi, Angelo Giordano, Mariarosaria Faruolo, Donatello Angerame e Victor Garaba, come un orologio svizzero, precisi, puntuali e meticolosi.

Tecniche, consigli, correzioni e prospettive condivise con tutti i presenti.
Il tutto documentato dalla nostra Daniela Pietrangeli, fotografa ufficiale dell’Accademia e dal nostro meraviglioso ufficio stampa, che oltre ai già citati Giuseppe e Mariarosaria consta di altri due elementi, Alessandra Sprovera e Lorenzo Amato.

Non tutti ovviamente hanno potuto prendervi parte: il nostro Giuliano Marzano, per esempio, era allo Sparring Day organizzato dal M. Biagio Tralli, in vista del suo prossimo match in programma per il 15 dicembre in Sicilia.

Non vi diremo quanto ci siamo divertiti, nè vi faremo numeri, domenica, eravamo davvero tanto felici e…tanti.

The Gathering 2019 - Donatello Angerame

#trainwithus