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Mi capita, ogni tanto, che durante l’allenamento il mio sguardo oltrepassi la vetrata della sala e che incroci quello di persone incuriosite che, spostandosi dallo spogliatoio verso la sala fitness, restano per un attimo a guardare.

E non c’è dubbio sulla loro espressione, in bilico tra l’incredulità e la perplessità.

Domenico Colucci

Mentre un ginocchio di un amorevole compagno di allenamento ha infranto la mia guardia e mi inchioda a terra quasi a sfondare prima le costole e poi lo stomaco, mi sembra quasi di udire le parole che frullano nella loro testa:

“Possibile che questa gente venga qui, in mezzo a persone (magari grosse il doppio di te) pronte a soffocarti o a schiacciarti in posizioni contorte che sembrano persino ambigue?
Possibile che giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, decidano pure di tornare, di stare a così stretto contatto, faccia contro faccia (quando non è faccia contro sedere), sudore con sudore, di farsi scaraventare violentemente per terra (perchè probabilmente non userebbero il termine “proiettare”), di farsi quasi staccare un braccio?”

Ha stabilizzato la posizione, se fossimo in gara ormai avrebbe preso i punti … adesso devo pensare a come uscire di qui senza regalare altre occasioni

è quello che una specie di voce fuori campo (che riconosci essere la tua) che compare sempre durante le lotte mi dice, interrompendo bruscamente la presunta voce di quell’osservatore occasionale, riportandomi a quel ginocchio che quasi non mi permette di respirare.

Uscita d’anca, un altro movimento che mi vergogno di quanto sia stato goffo, ma sono incredibilmente fuori.

Riprendere una guardia, subito!

Mariarosaria Faruolo

E stranamente lo sguardo di quel passante è ancora lì (forse perchè non è passato altro che una tumultuosa manciata di secondi), ancora con la stessa espressione in bilico tra l’incredulità e la perplessità.

No, aspetta … forse si intravede altro.

Adesso sembra che abbia fatto un passo avanti.

Quella stessa differenza che si avverte tra il passante che muove solo lo sguardo (ma senza fermarsi) e quello che invece si inchioda e strattona il braccio del compagno di passeggiata, di fronte ad un artista di strada che merita di essere guardato, ascoltato, che merita un po’ del tuo tempo.

Forse adesso sta pensando se mai possa essere qualcosa da provare in prima persona.

Bene, da qui ho una mezza guardia e posso lavorare, posso provare a raspare … come diavolo era quella tecnica …

irrompe di nuovo la voce fuori campo “ah si ecco, devo sgrim…maledizione troppo tardi!”.

Giuseppe Liuzzi

L’amorevole compagno di allenamento frantuma nuovamente la mia strategia con generose dosi di chilogrammi, tibie su tibie, avambracci sulla gola, pioggia di gocce di sudore, costringendomi a cambiarla ancora.

Dobbiamo sembrare dei pazzi ad azzuffarci così, volontariamente.

Eppure, su questo tatami, percepisco ogni giorno che chi ci mette piede abbandona mille pesi, in un apparentemente folle scambio di quei chili sulle costole, di quel sudore, di quelle strette al collo, di quei capitomboli, di quelle articolazioni al limite della rottura con un senso di felicità e di fiducia in se stesso.

Problemi familiari, relazioni complicate, responsabilità sul lavoro, problemi finanziari, cuori infranti, esami complicatissimi … tutto lentamente si dissolve durante quell’ora e si finisce per essere, sebbene fisicamente stanchi e con qualche doloretto in più, incredibilmente rinnovati, carichi e pronti per tornare in pista, lì, nella giungla del quotidiano.

Non è facile, nè immediato, nè automatico. Ma questa sensazione, prima o poi, ti trovi a condividerla con chi passa tante ore sul tatami.

Impariamo a gestire una situazione di disagio estremo, fisico e mentale. 

Impariamo che se l’avversario ha passato la tua guardia non è tutto finito, puoi ancora lavorare per ribaltare completamente la situazione

Massimiliano Monaco

Impariamo che una sconfitta o un dolore non è una scusa per lasciare, ma uno stimolo per andare avanti e migliorare. 

Impariamo che quando non hai più energie, le energie le trovi comunque e che mettendoci testa e cuore hai ancora molto da giocarti. 

Impariamo che quando riesci in qualcosa in realtà potevi riuscirci meglio e ciò che oggi ti ha portato ad una piccola vittoria potrebbe essere la causa della tua sconfitta domani.

Nicola Palermo

Impariamo che spesso devi cambiare il tuo modo di pensare e di agire in base a quanto sta accadendo, anche mentre sta accadendo. E che rimanere rigidi su una posizione potrebbe non essere una buona idea, anzi… 

Impariamo a non tirarci indietro, nemmeno di fronte a chi (o a ciò) che ci appare così tanto più grosso e forte di noi.

Nunzio Grieco

Non è facile, l’ho detto, nè immediato, nè automatico.

Spesso anzi chiudi l’allenamento ingoiando giù dalla borraccia grossi sorsi di frustrazione.

Ma il giorno dopo ti ritrovi di nuovo lì, a sentirti leggiadro dentro ad un ruvido e pesante gi o agile e comodo in una compressissima rashguard.

E a te che hai sbirciato da quel vetro, a te che hai fatto quel passetto in avanti dico: “Fanne un altro!”.

Oltre a un kimono pulito e profumato per fare una prova, troverai un ambiente tutt’altro che fatto di violenza.

Oltre a una forma fisica rinnovata, troverai nuovi amici, che saranno accanto a te dentro e fuori dalla palestra, che quando incontrerai per strada ti abbracceranno (e proveranno a sgrimarti!).

Serena Lamastra

E soprattutto troverai un nuovo stimolo positivo per affrontare i problemi quotidiani. 

“E hai trovato me” dirà la tua fantastica voce fuori campo!

Lorenzo Amato

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