Dalla metà degli anni ’90 la pratica di uno sport è stata inserita tra le attività quotidianamente svolte dai bambini.

Sono i genitori ad avviare i figli allo sport, con un approccio molto diverso: alcuni lo propongono come passatempo sano e educativo, altri si mettono nelle mani degli istruttori, altri ancora decidono di impegnarsi assieme a loro nella pratica dell’attività.

Bambini e arti marziali

Qualsiasi sia la motivazione che spinge un genitore ad iscrivere il proprio figlio in palestra, scegliere di fargli praticare uno sport, tanto più se agonistico, è probabilmente una delle decisioni più altruistiche e allo stesso coraggiose che egli possa prendere!

Significa accompagnarlo agli allenamenti a tutte le ore più giorni a settimana, anche nei giorni di festa.

Rientrare prima dalle vacanze o addirittura programmare queste ultime in funzione di allenamenti e competizioni.

Spendere soldi, anche per cose che sembrano del tutto futili.

Portarlo in trasferta e aspettare ore osservando uno sport che magari non piace nemmeno.

Vederlo stanco, che non ce la fa più, che non riesce a gestire compiti, catechismo, amici e impegni familiari.

Sentirlo lamentarsi perché stanco, piangere perché perde, intristirsi perché il maestro non è soddisfatto, innervosirsi perché il sabato sera gli amici escono e invece lui si prepara per la gara del giorno dopo.

I Bambini e le arti marziali

Voi genitori penserete che vostro figlio sta sbagliando tutto perché metterà lo sport prima di ogni cosa, perché una volta diventato più grande lascerà la fidanzata “perfetta” stanca di assecondarlo, perché probabilmente alla fine prenderà 108 invece che 110 e lode all’università, perché preferirà trascorrere fuori casa i weekend con la propria squadra anziché con voi.

Insomma, perderà di vista le priorità!(secondo voi).

Ma provate a fermarvi un attimo…

…e chiedetevi se il sorriso di un bambino che termina una partita alla PlayStation, è lo stesso di un atleta quando termina un allenamento.

Arti marziali e bambini

Se le amicizie che nascono nello spogliatoio sono profonde come quelle nate in chat.

Se la capacità di empatia verso il prossimo è uguale a quella di un’adolescente che trascorre la sua giornata chiuso in casa.

Se il senso di rispetto e di lealtà verso i compagni appreso durante un allenamento è il medesimo di chi per comunicare usa solo i social.

Se i vostri figli dopo una gara o dopo un allenamento vi sembreranno felici, impauriti, determinati, delusi, riconoscenti, soddisfatti vorrà dire che sono emozionati.

Vorrà dire che avrete fatto la scelta giusta!

La “Carta dei Diritti del Bambino nello Sport” dell’UNESCO dichiara che:

il bambino ha diritto di fare sport, giocare e divertirsi anche senza essere un campione professionista!

Miglioriamo la cultura dello sport a tutti i livelli, nelle famiglie, nei professionisti dello sport, nei mezzi di comunicazione e negli stessi piccoli atleti perché è dagli sport di squadra a quelli individuali, che i vostri figli troveranno delle ottime occasioni di divertimento e socializzazione, nonché delle vere e proprie scuole di vita, che insegneranno loro a conoscere ed avere cura del loro corpo, ad avere rispetto delle regole e degli altri.

Provate!

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