Il cane sa che alle 05:30 devo svegliarmi.
Non perché gliel’ho detto, ma perché i cani sentono le debolezze.
Quindi abbaia tutta la notte. Preventivo.

Nel sogno sogno di stare sognando.
Quando suona la sveglia non capisco se è vera.
È vera. Purtroppo.

Scendo.
Alfy e Davide parlano come due anziani davanti a un cantiere: commenti inutili, tono sicuro, nessuna soluzione.
Saliamo in macchina.
Faccio manovra.
Gerardo mi ruba il posto col suo macchinino.
Scende.
Sguardo dritto. Petto in fuori.
Lo sguardo di chi sa che oggi farà bene.
Perché si allena. Perché cresce. E perché certe cose, anche se non le dici, si vedono.

Prima sosta dopo duecento metri.
Colazione.
Si riparte.

Poche parole.
Un podcast che riempie i silenzi.
Qualche scambio con Alfredo.
Poi la capitale.

Il Palatorrino è pieno.
Non di gente.
Di tensione.

Qui nessuno è venuto a fare presenza.
Qui si viene per combattere.
Perché in quell’estremo, in quella violenza controllata e necessaria, c’è uno strano aiuto:
ti costringe a guardare in faccia i tuoi limiti. E a provare a superarli.

La prima ora la passo salutando amici.
Tanti.
Per chi vive di questo, le competizioni non sono solo gare: sono il modo in cui ci si rivede.
Persone che abitano lontano.
Che fanno la tua stessa vita.
Gli unici che capiscono davvero cosa c’è dietro.

Allenamenti infiniti.
Impegni.
Magoni.
Delusioni.
Gioie che durano poco ma scaldano tanto.
Nostalgia.
Felicità improvvisa.

Giornate tutte uguali, come un criceto su una ruota.
Dici agli amici:
“Ci vediamo una sera quando sono libero”.
Poi passi tutte le sere in palestra.
E ogni maledetto weekend in viaggio o chiuso in un palazzetto a mangiare panini freddi.

Con me ci sono Alfy, Gerardo e Davide.
Entriamo.
Mauro e Ginevra hanno già aperto lo stand.
Prendo in giro Davide: ha già un oro negli junior, può permettersi un altro colore.

La fila per il peso e le visite mediche è infinita.
Giulietta ci accoglie con gentilezza e con un sorriso che non perderà per tutta la giornata.
Quel sorriso ce l’ha solo chi ama davvero queste discipline.
Chi sa che sarà una giornata lunga.
E va bene così.

Arriva Andrea, amico e capo arbitri.
Dopo più di dieci anni, in un palazzetto con lui non sei mai solo.
È quasi famiglia.

Arriva anche Samu.
Ora siamo al completo.

Arti Marziali e Sport da Combattimento - Coppa Italia MMA 1

Gerardo combatte.
E combatte bene.

Striking pulito.
Punti messi a segno.
Bersagli chiusi.
L’avversario lavora sul corpo, cambia strategia.
Take down.
Non riesce a controllare.
Finisce in un triangolo.

Cambio in armbar.
L’altro si difende.
Si rialzano.
Gerardo prova la schiena.
Niente.

Di nuovo in piedi.
Colpisce.
L’avversario tenta ancora il take down.
Questa volta è Gerardo a portarlo giù.

Arti Marziali e Sport da Combattimento - Coppa Italia MMA 2

Tentativo di omoplata.
Si rialzano ancora.
Altri colpi.

Poi il braccio alzato.
Non il nostro.

E già lo so cosa state pensando:
“Ma che c***o stai raccontando?”

Io rispondo semplice:
“Io l’ho vista così”.

E comunque non importa.
Perché non è una medaglia a spiegare il valore di quello che fai.
Non è un braccio alzato a dire quanto sei cresciuto.
Conta il percorso.
Conta come reagisci.
Conta chi sei quando scendi dal tatami.

Davide fa quattro match.
Due sottomissioni.
Strategie chiare.
Colpi chirurgici.

Perdiamo la finale.
L’avversario è più bravo.
Fine.

Arti Marziali e Sport da Combattimento - Coppa Italia MMA 3

Argento.
Tanto voleva cambiare colore.
Le medaglie, in fondo, sono tutte uguali.

Si riparte.
Quattro ore di viaggio.
Il contachilometri segna duecentomila chilometri.
Un numero tondo, come a dire qualcosa.

Tra risate e discorsi torniamo a Potenza.
Stanchi.
Svuotati.
Eppure pieni.

Una nuova esperienza addosso.
Qualche certezza in più.
E una voglia enorme di tornare il prima possibile ad allenarci sul tatami.

Perché è lì che tutto ricomincia.

Arti Marziali e Sport da Combattimento - Coppa Italia MMA 4
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