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Archivio Categoria: Arti Marziali

COLTIVARE LA NOSTALGIA AI TEMPI DEL COVID19

Kickboxing Bambini

“C’è qualcosa di lontano in me, in questo momento. Sto sulla terrazza della mia vita ma non si tratta esattamente di questa vita. Mi trovo sopra la vita e dal mio punto di osservazione la osservo. Essa si estende sotto il mio sguardo, in terrazzi e declivi, come un paesaggio diverso, fino al fumo delle case bianche dei borghi della vallata. Chiudendo gli occhi continuo a vedere, proprio perché non guardo. Se li apro non vedo più niente, perché non vedevo. Mi sento tutto una nostalgia vaga, non del passato o del futuro, ma una nostalgia del presente, anonima, prolissa e incompresa”.

(Pessoa, 1986)

Da tre settimane o poco più le nostre abitudini di vita sono state sconvolte.

Non andiamo più a lavoro (o lo facciamo da casa e rischiamo di lavorare tutto il giorno), non usciamo più con gli amici, quando andiamo a fare la spesa corriamo con guanti e mascherina come se qualcuno ci stesse inseguendo.

Non andiamo più in palestra.

E’ questo il momento… quando il quotidiano ci viene strappato via, quando la libertà ci viene negata.

Il momento in cui avvertiamo la nostalgia di tutte quelle attività che sono vitali per noi, come l’allenamento.

Nostalgia di preparare il borsone, di sentire il tatami sotto ai piedi, di infilare i guantoni, di afferrare il kimono, di tirare calci e rotolare a terra.

Nostalgia dei compagni.

Nostalgia della stanchezza a fine allenamento.

Kickboxing Bambini

Perfino nostalgia della puzza di protezioni e di kimoni sudati!

La nostalgia è un’emozione paradossalmente caratterizzata sia da un senso di tristezza per la lontananza da persone o luoghi in un passato che vorremmo rivivere sia da un senso di felicità nel ripensare a quelle persone e a quei luoghi in cui abbiamo trascorso momenti gioiosi.

Della nostalgia abbiamo bisogno come dell’ossigeno.

Ci porta nel limbo della memoria, del ricordo, di un passato che ritorna.

Probabilmente mai come in questo momento stiamo apprezzando il valore di questo sentimento.

Chiudiamo gli occhi e sentiamo il caos di un palazzetto, la frequenza cardiaca durante la lotta, il sudore che brucia negli occhi durante lo sparring.

Bartolo Telesca Kickboxing

Questo è il momento di coltivare il desiderio di tornare ad allenarci.

La nostalgia profuma di vita autentica.

Un antibiotico naturale contro il senso di smarrimento che stiamo provando.

E’ una risorsa esistenziale, in senso positivo e protettivo.

Ha la funzione di sostenere e rinforzare l’attribuzione di senso alla vita, quando questo viene minato dall’incertezza del futuro.

Funziona come spinta verso la ricerca di un maggiore contatto sociale perché aumenta il desiderio dei rapporti interpersonali.

La nostalgia dunque non va sprecata: è un sentimento dolce e vitale e non ha nulla a che vedere con il rimpianto.

Non si vive di soli ricordi, ma non si può rinunciare a uno stato dell’animo.

Ci restituisce persone, luoghi, profumi (o puzze, che dir si voglia!) e ci distacca dall’ansia frenetica dell’ora e subito.

Imparare a coltivare la nostalgia può aiutarci a mantenere una linea, una direzionalità nel caos, anche a fronte di momenti di vita potenzialmente stressanti, diventando una modalità di guardare al passato in modo integrativo, mettendo insieme quello che siamo stati e quello che siamo, navigando a vele spiegate verso quello che per noi ha senso essere..e saremo!

#andratuttobene

Alessandra Sprovera

Il taichi – l’antichissima arte marziale cinese che da tecnica di combattimento è diventata una ginnastica per il corpo e la mente

Bartolo Telesca - Taichi

Oggi è il Presidente dell’Accademia Bartolo Telesca a raccontarci qualche curiosità “marziale” e ad arricchire la nostra rubrica dedicata agli uomini di sport, cuore e tenacia.

Bartolo, che cos’è questo taichi?

Il taichi, o più precisamente taichichuan, è un’arte marziale cinese, risalente a moltissimi anni fa, nata come tecnica di combattimento. E’ un ramo del kung fu.

Bartolo Telesca Wushu Arti Marziali

La sua pratica ha avuto una grossa diffusione in occidente negli ultimi venti anni perché ne sono stati riconosciuti benefici non solo per il tono muscolare ma anche per l’equilibrio e il controllo dello stress. Insomma è una vera e propria medicina per le preoccupazioni, lo stress, le ansie.

Ci puoi raccontare qualcosa di più specifico?

Il taichi è una pratica antichissima di esercizio fisico e mentale, che prevede una serie di movimenti eseguiti in modo lento, calibrato e preciso, accompagnati da una respirazione profonda.

Le movenze derivano dall’arte del combattimento e sono abbinate a parata, difesa e attacco.

Bartolo Telesca - Taichi

In generale, una sessione di taichi include una parte di riscaldamento, in cui si eseguono movimenti molto semplici (rotazioni delle spalle e della testa, inclinazione del corpo in avanti e indietro), seguita dalla sessione di esercizi veri e propri, che possono variare a seconda dello stile di tai chi seguito –THAICHI WU, YANG, SUN, CHEN sono le famiglie più famose-.

Segue infine la fase del qigong, il cosiddetto lavoro di respirazione, che consiste di pochi minuti di respirazione calma e profonda a volte combinata con movimenti molto leggeri, il cui fine è aiutare il rilassamento di corpo e mente. E’una meditazione che abitua il nostro corpo a gestire al meglio i flussi energetici.

E’ una disciplina praticabile dai 5 anni in su.

In Cina è da sempre considerata una ginnastica terapeutica che rinvigorisce il corpo, rafforza il sistema immunitario e favorisce la longevità.

Diresti quindi che il taichi aiuta a raggiungere il benessere e la calma interiore?

Abbiamo una vita frenetica, non pratichiamo meditazione…cosa che invece non succede in Cina, dove alla meditazione viene riconosciuto un ruolo fondamentale nel raggiungimento del benessere fisico e mentale.

Bartolo Telesca Wushu

Sono stato in Cina negli anni ’80 per studiare queste discipline orientali. Ho imparato anche che i cinesi hanno abitudini molto diverse dalle nostre. Ad esempio si svegliano alle 5 con il sorgere del sole e praticano il taichi ogni mattina in gruppo, nei parchi. Questo perché loro sono convinti che esso agisce sulla totalità della persona, sia sul corpo che sulla mente e favorisca il raggiungimento del benessere completo coinvolgendo muscoli, polmoni, cuore, respirazione e movimenti del corpo.

Il CHI altro non è che un flusso di energia che passa per il centro del corpo e praticandolo la mattina presto, si può cogliere tutta l’energia del sole per affrontare la giornata e ritrovare il proprio equilibrio e l’armonia.

Una curiosità: molti praticano il taichi seguendo la forma del tao, un cerchio con all’interno una S e due pallini agli opposti. Esso è un simbolo orientale che rappresenta il bene e il male, la notte e il giorno. Tramite il tao si trova l’equilibrio tra la mente e il corpo, i due pallini all’interno del simbolo sono i punti energetici del bene e del male.

Chi sono stati i tuoi maestri?

XU HAO e LEE RONG MAI.

Il primo è stato allenatore e commissario tecnico della nazionale italiana WuShu e rappresentante mondiale del Kung Fu WuShu.

La seconda è un’artista marziale, maestra di taichi e wushu che ha collaborato alla formazione della Federazione Italiana Wushu, l’attuale FIWuK, dove ha ricoperto il ruolo di direttore tecnico.

Insegni il taichi?

Quest’anno abbiamo deciso di aprire un corso in Accademia, per cercare di garantire una formazione marziale più ampia possibile ai nostri allievi.

Il mondo orientale è affascinante, completamente diverso dal nostro. E’ importante per la nostra crescita apprenderne i segreti!

Invitiamo tutta la nostra community a seguirci sui social.

Diffonderemo dei contenuti gratuiti (lezioni, articoli e consigli) per continuare ad allenarvi in completa autonomia.

Bullismo e cyberbullismo

Bullismo e Arti Marziali

Evoluzione di un fenomeno dalle conseguenze poco conosciute dalle generazione 2.0

Con il termine bullismo si definisce un comportamento prepotente e violento ripetuto nel tempo, che mira deliberatamente ad offendere, far del male, danneggiare una vittima di fronte ad una platea di spettatori.

Ciò che differenzia un atto di bullismo da una “normale” disputa tra ragazzi è l’intenzionalità di ledere, di far del male.

Bullismo e Arti Marziali

Tra il bullo e la vittima si crea una vera e propria diseguaglianza di forza e di potere: il bullo appare come il più forte del gruppo mentre la vittima si sente esposta, isolata e incapace di riferire delle violenze subite per paura di rappresaglie o della vendetta del bullo.

Il bullismo può essere diretto se caratterizzato da attacchi fisici (calci e pugni, spinte, appropriazione o danneggiamento di oggetti altrui); indiretto se caratterizzato da attacchi verbali (offese, minacce).

Oggi si parla anche di bullismo maschile (usa principalmente forme di prevaricazione basate sulla forza fisica) e bullismo femminile (usa metodi di prevaricazione più sottili e striscianti come la maldicenza e la manipolazione dei rapporti di amicizia).

Mentre il cyberbullismo? Cos’è?

Il cyberbullismo altro non è che l’evoluzione tecnologica del bullismo, definito dalla legge 71/2017 come ogni “forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identita’, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonche’ la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o piu’ componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.”

Mentre un atto di bullismo ha sempre e comunque una limitazione spazio temporale e una visibilità circoscritta (qui e adesso), un atto di cyberbullismo rompe la limitazione spazio-temporale dando il via a una forma di persecuzione continua, che sfugge anche a quel minimo di controllo che in un atto di bullismo si può comunque avere.

Il virtuale è più doloroso: non ci sono più confini fisici, non ci sono più limiti d’orario.

Postare in rete, inviare messaggi offensivi, modificare e diffondere on line fotografie e informazioni altrui anziché compiere direttamente atti di prevaricazione (face to face), abbassa il senso di “responsabilità” e di pudore dell’autore dell’atto e gli permette di danneggiare gli altri con un senso di inibizione pressocchè pari a zero grazie alla presenza di uno schermo che lo nasconde e lo allontana dal contatto visivo con la vittima.

Il senso della corporeità del reale e del relazionale viene meno, non ci sono segni osservabili e tangibili di come la vittima possa reagire e questo rende ancora più difficile e improbabile che il bullo riesca a mettersi nei suoi panni, ad entrare in contatto empatico con la stessa, senza poterne comprendere la sofferenza.

Il termine empatia deriva dal greco e significa “dentro la sofferenza”. L’empatia è la capacità di mettersi nei panni di qualcun altro e di vedere il mondo con i suoi occhi.

Pur avendo accorciato paradossalmente le distanze e facilitato in qualche modo i nostri rapporti con gli altri, le nuove tecnologie hanno allontanato progressivamente le relazioni faccia a faccia e con esse i livelli emozionali degli individui. Se da un lato offrono grandi opportunità, specialmente nel campo comunicativo-relazionale, dall’altro lato espongono i giovani utenti a nuovi rischi, quale il loro uso distorto o improprio per colpire, intenzionalmente e non, persone indifese e arrecare danno alla loro reputazione.

Le vittime di persecuzioni on line tendono a isolarsi e a interrompere le attività quotidiane convenzionali (come andare a scuola).

Per questo diventa fondamentale l’aiuto di chi le circonda: insegnanti, compagni, amici, familiari.

Noi tutti abbiamo il dovere di intervenire quando osserviamo segnali di malessere nei ragazzi.

The Gathering 2019 - kickboxing bambini

Nell’ordinamento giuridico italiano non è mai esistita una normativa sul bullismo. Eppure il legislatore ha sentito la necessità di intervenire di recente sul fenomeno del cyberbullismo a causa della maggiore gravità di quest’ultimo rispetto al primo.

Questa fattispecie telematica consente al carnefice di esercitare sulla vittima forme di sorveglianza, pressione e controllo praticamente ininterrotte e potenzialmente conoscibili da tutto il mondo (se pensiamo alla diffusione di immagini o informazioni compromettenti sui social network).

I comportamenti aggressivi posti in essere dal bullo o dal cyber bullo possono produrre conseguenze giuridiche sia sul piano civilistico sia su quello penalistico, che amministrativo.

 Se l’autore è un minore di età ricompresa tra i 14 e i 18 anni, si applicheranno le norme del processo minorile. Per il minore di anni 14 nel momento in cui ha commesso il fatto, non essendo egli imputabile per l’ordinamento italiano (cioè non è ritenuto capace di intendere e di volere), vengono in genere adottate misure volte ad allertare i servizi sociali del territorio per garantire l’attenzione necessaria sul minore e la sua famiglia.

Si parla di responsabilità civile quando con il comportamento tenuto si provoca un danno ingiusto alla vittima, che ha di conseguenza diritto di chiedere il risarcimento del danno subito.

Esistono tre tipologie di danno:

1.         morale (patire sofferenze morali, turbamento dello stato d’animo della vittima, lacrime, dolori, patemi d’animo)

2.         biologico (danno riguardante la salute e l’integrità fisica)

3.         esistenziale (danno alla persona, alla sua esistenza, alla qualità della vita, alla reputazione, alla riservatezza, all’immagine).

La responsabilità per le azioni compiute dal minorenne ricade anche sui genitori e sugli insegnanti, che hanno il preciso dovere di educare e di vigilare sui ragazzi (culpa in educando/culpa in vigilando). Si parla appunto di responsabilità solidale minori-genitori-insegnanti.

The Gathering 2019 - Donatello Angerame

Il compito dei genitori è quello di esercitare un’adeguata vigilanza sui figli al fine di correggerne comportamenti inadeguati e di indirizzarli ad una vita regolare.

L’affidamento dei minori alla scuola e agli insegnanti non esclude la responsabilità dei genitori per il fatto illecito commesso dai loro figli.

L’art. 2048, comma I del codice civile, recita: “il padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi”.

L’affidamento a terzi solleva il genitore soltanto dalla presunzione di culpa in vigilando.

Con l’iscrizione ad una scuola, il minore acquisisce il diritto a ricevere un’adeguata formazione e la scuola ha il preciso dovere di garantirla, impedendo che atti illeciti turbino e/o impediscano il corretto esercizio di tale diritto. Di conseguenza, gli insegnanti sono responsabili sia da un punto di vista educativo che di controllo per gli atti commessi dai minori.

Gli insegnanti possono essere ritenuti responsabili ma a pagare il risarcimento sarà la scuola, che poi potrà agire in rivalsa sull’insegnante.

La responsabilità civile di insegnanti e genitori viene meno se essi dimostrano di aver fatto di tutto per impedire il fatto.

Violazioni penali

Quando il bullo e cyberbullo tengono comportamenti definibili reato dal codice penale, si configura una responsabilità penale, che è personale secondo la Costituzione.

I reati che si possono configurare in caso di bullismo sono ad esempio percosse, lesioni personali, danneggiamento. In caso di cyberbullismo ingiuria, diffamazione, istigazione al suicidio.

Oltre a queste ipotesi “classiche”, negli ultimi anni si stanno diffondendo nuove forme di condotta illecita, come il revenge porn (diffusione di immagini intime di un ex partner a scopo di vendetta), il Cyberstalking o cyber-persecuzione (minacce, molestie, violenze e denigrazioni ripetute e minacciose con lo scopo di incutere nella vittima terrore e paura per la propria incolumità fisica), sostituzione di persona o furto d’identità (l’aggressore si sostituisce alla reale persona creandosi un profilo su internet con identità fittizia utilizzando informazioni personali, foto e dati di accesso quali password e nome utente relativi all’account di qualcuno, per spedire messaggi o pubblicare contenuti deplorevoli al fine di danneggiare l’immagine e la reputazione della vittima). Sono solo esempi.

Il problema è che i ragazzi di oggi spesso non hanno consapevolezza delle conseguenze che possono avere certi comportamenti, sia dal punto di vista giuridico che psicologico.

E’ per questo che la legge sul cyberbullismo prevede che le scuole debbano garantire ore formative e di orientamento sul fenomeno. Per diffonderne la conoscenza e prevenirne la diffusione.

Violazioni Amministrative

  È indispensabile sapere che se si intende divulgare (inteso nel senso di “diffondere,” ossia comunicare con più persone non identificate) dati personali acquisiti mediante il proprio cellulare o altri dispositivi elettronici, esiste l’obbligo di:

1)         informare la persona interessata circa le finalità e le modalità del trattamento dei dati;

2)         acquisire il consenso espresso dell’interessato.

Il trattamento illecito viene effettuato dall’autore al fine di trarre per sé un profitto o per arrecare danno ad altri e che abbia cagionato un nocumento.

I bulli e i cyberbulli devono essere denunciati alle autorità competenti non soltanto dalle vittime ma anche da chiunque assista o venga a conoscenza di atti di bullismo e/o cyberbullismo.

Gli insegnanti hanno il dovere di denunciare al dirigente scolastico i casi di cui vengono a conoscenza ed egli a sua volta quello di denunciare alle forze dell’ordine il fatto riferito. In caso contrario essi commettono un reato omissivo in quanto pubblici ufficiali.

The Gathering 2019 - Raduno Accademia

E noi altri che dovere abbiamo? Quello di parlare, informare, orientare, sensibilizzare tanto i bulli quanto le vittime. Bullo e vittima sono le due facce di una stessa medaglia ed è nostro compito aiutare entrambi: questi sono fenomeni che riguardano ragazzi in una fascia di età in cui è ancora possibile intervenire in modo educativo-preventivo. Negli ultimi anni il fenomeno del cyberbullismo ha subito un forte incremento, fino a diventare una vera e propria emergenza sociale. Perciò è importante parlarne, farlo conoscere e riflettere sulle possibili soluzioni da adottare, per contrastarlo in modo deciso.

Come possono aiutare le arti marziali?

Le arti marziali possono avere un ruolo molto importante nella prevenzione di questi fenomeni. Sono utili per la vittima, perché rafforzano l’autostima, la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità di reagire e far fronte alle difficoltà. Sono utili per il bullo, grazie all’insegnamento dell’autocontrollo, della disciplina, del rispetto, della lealtà e rappresentano una fonte di sfogo e canalizzazione “buona” della sua rabbia e aggressività.

Ringraziamo per le importanti informazioni e per l’articolo:

Alessandra Sprovera e Olga Stigliano fondatrici dell’associazione “Il cielo nella stanza“, associazione per il contrasto della violenza online. L’associazione nasce a Potenza nel 2016 a seguito di un grave caso di cyberbullismo che ha portato al suicidio una giovane ragazza. Dal 2016 l’associazione “multiprofessionale” (composta da avvocati, sociologi, psicologi, medici, psichiatri…) e si impegna nel prevenire, informare e seguire i casi di bullismo e cyberbullismo nelle scuole e in tutta la regione.

“Ce la puoi fare” – storie da kickboxer…

Nicola Palermo - Kickboxing

Ricordo di essermi avvicinato a questa disciplina all’età di 8 anni circa.

Ero fissato per i film d’azione con Vandamme, Steven Seagal, Bruce Lee.

Ricordo che insieme a mio fratello giocavo al “wrestling”.

E ce le davamo di santa ragione.

Mi iscrissi in palestra e iniziai a  frequentare il corso di kick che all’epoca si chiamava “semi-contact“, l’odierno pointfighting.

Mi allenai per circa 3 anni, ma per diverse vicissitudini abbandonai gli allenamenti.

Nel corso degli anni provai vari sport, senza mai spiccare in nessuno…e parliamoci chiaro, se in uno sport non sei bravo, non ti diverti.
Decisi allora di ritornare “a darle (e prenderle) di santa ragione” all’età di 18 anni.

La maggior parte delle persone si avvicina alle arti marziali perché si sente “negata” in altri sport, o con la semplice idea di rimettersi in forma (la kickboxing è un’attività ad elevata frequenza cardiaca).

Nicola Palermo Kickboxing FIKBMS

C’è chi sta passando un brutto periodo e pensa di convogliare lo stress e le tensioni in un’attività che richiede un impegno e una concentrazione notevole.

Chi esce da situazioni infelici e ha bisogno di ritrovare se stesso, chi vuole conoscersi meglio o fare nuove amicizie…insomma ognuno ha il suo perché.

Ma la vera domanda è:

cosa ti spinge a continuare?

Partiamo dal principio

La prima lezione è una grande incognita.

The kickboxer

Sei “quello nuovo” e riesci solo a pensare a questo.

Cominci a guardare i tuoi compagni, e ti sembrano tutti enormi, cattivi, fortissimi che aspettano solo di “menarti”. Ma poi iniziano uno ad uno a presentarsi, persino a sorriderti, anche il Maestro arriva ti da il benvenuto e ti mette a tuo agio.

Dopo il riscaldamento ti senti già finito, stanco, non ce la puoi fare…

tutti questi pensieri vengono interrotti dal richiamo “Protezioni!” 

A quel punto osservi i tuoi compagni indossare la loro armatura e tu sei lì che ti chiedi cosa dovresti fare, quando ad un tratto uno di quei giganti si avvicina e con un sorriso ti dice:

“Queste sono le protezioni, ti presto le mie”.

Allora tu vesti il più veloce possibile.  (e ti senti fortissimo come un cavaliere dello zodiaco).

Il maestro inizia a spiegare le tecniche e timidamente ci provi.

Cambi compagno ad ogni tecnica e noti che ognuno di loro ti incoraggia e ti aiuta a capire meglio.

Nicola Palermo - Kickboxing

Tirano dei colpi leggeri e man mano che provi quei giganti iniziano a diventare più piccoli, meno cattivi …e la lezione è finita.

Già? Si…già! Saluto e alle docce. Riflettendoci: sono tutti simpatici e più o meno come te. In fondo ti sei trovato bene.

E allora ci ritorni. Ordini subito le tue protezioni.

Il riscaldamento è stato un po’ meno faticoso questa volta, le tecniche appaiono ancora un po’ confuse, ma inizi a intravedere un filo logico e i compagni ti aiutano a seguire il filo.

Dopo un po’ di tempo ti soffermerei a pensare che le lezioni sembrano più faticose.

Ma insomma io credevo di far progressi ma mi sento stanco perché?

Noti allora che gli allenamenti diventano più intensi, più difficili, e allora inizia a spingere, a dare il massimo, perché vuoi a tutti i costi stare al passo dei giganti.

Inizi a migliorare davvero. Nasce in te una strana competizione, vuoi semplicemente sapere fin dove puoi spingerti… non molli.

Inizi a salire una scalinata.

Fatta di gradini molto grandi che ti permettono di salire in fretta. Sei sempre più veloce, più esplosivo, più forte.

Poi nel corso del tempo questi gradini iniziano a rimpicciolirsi sempre di più e ma allo stesso tempo diventano più difficili da scalare anche se minuscoli.

Il tuo impegno non basta più, i miglioramenti sono rari e allora capisci che quei gradini minuscoli altro non sono che la ricerca dei dettagli la cura nell’eseguire la tecnica.

Nicola Palermo - Kickboxing Black Belt

Capisci che non ci sono tecniche migliori di altre, ma migliori modi di eseguirle.

Diventi consapevole e sei pronto a sperimentare.

E’ ora di uscire dalla zona di comfort.

Il primo passo potrebbe essere quello di iscriversi a una gara, la tua prima. [Ma questa è un’altra storia ….]

Al di là di ogni risultato ti lascerà un immenso e preziosissimo bagaglio. Il confronto che ci aiuta a crescere e nel tempo ti accorgerai di essere davvero disposto ad affrontare le tue paure, a spingerti oltre.

Perchè la kickboxing è la voglia di dimostrare a te stesso che puoi farcela, ancora un round, un’altra ripresa e se vai giù, respira, rialzati, continua a scambiare.

Ce la puoi fare.

Noti un cambiamento psicologico, sei più forte e razionale.

Inizia a notare che la tua vita è cambiata, le ansie diventano più gestibili insieme alle paure, i problemi più risolvibili e meno drammatici.

Perché?

Perché il tatami riesce a costruirti una bolla intorno, inattaccabile dal mondo esterno.

Lì sei al sicuro i tuoi “problemi” diventano altri prendono il nome di jab, diretto, gancio, low kick

In due minuti bisogna gestire la paura dei colpi, il fiato, i pugni, i calci misti alle ginocchiate… quando avrai imparato a fare ciò, diventerà più facile spalmare tutto ciò che ti turba in una giornata intera anzichè in 2 minuti.

Cominci a pretendere di più da te stesso.

Sai che limiti in realtà non esiston, sai che applicandoti puoi riuscirci.

Anche grazie al tuo TEAM.

Team Monaco

All’interno del tuo team troverai sempre persone con cui confrontarti e che ti aiuteranno a crescere, perchè nei tuoi miglioramenti si nasconde la crescita di tutto il gruppo.

Da soli si è più veloci, ma è insieme che si arriva lontano.

Nicola Palermo

La voce fuori campo (e altri effetti del jiu jitsu)

Mariarosaria Faruolo

Mi capita, ogni tanto, che durante l’allenamento il mio sguardo oltrepassi la vetrata della sala e che incroci quello di persone incuriosite che, spostandosi dallo spogliatoio verso la sala fitness, restano per un attimo a guardare.

E non c’è dubbio sulla loro espressione, in bilico tra l’incredulità e la perplessità.

Domenico Colucci

Mentre un ginocchio di un amorevole compagno di allenamento ha infranto la mia guardia e mi inchioda a terra quasi a sfondare prima le costole e poi lo stomaco, mi sembra quasi di udire le parole che frullano nella loro testa:

“Possibile che questa gente venga qui, in mezzo a persone (magari grosse il doppio di te) pronte a soffocarti o a schiacciarti in posizioni contorte che sembrano persino ambigue?
Possibile che giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, decidano pure di tornare, di stare a così stretto contatto, faccia contro faccia (quando non è faccia contro sedere), sudore con sudore, di farsi scaraventare violentemente per terra (perchè probabilmente non userebbero il termine “proiettare”), di farsi quasi staccare un braccio?”

Ha stabilizzato la posizione, se fossimo in gara ormai avrebbe preso i punti … adesso devo pensare a come uscire di qui senza regalare altre occasioni

è quello che una specie di voce fuori campo (che riconosci essere la tua) che compare sempre durante le lotte mi dice, interrompendo bruscamente la presunta voce di quell’osservatore occasionale, riportandomi a quel ginocchio che quasi non mi permette di respirare.

Uscita d’anca, un altro movimento che mi vergogno di quanto sia stato goffo, ma sono incredibilmente fuori.

Riprendere una guardia, subito!

Mariarosaria Faruolo

E stranamente lo sguardo di quel passante è ancora lì (forse perchè non è passato altro che una tumultuosa manciata di secondi), ancora con la stessa espressione in bilico tra l’incredulità e la perplessità.

No, aspetta … forse si intravede altro.

Adesso sembra che abbia fatto un passo avanti.

Quella stessa differenza che si avverte tra il passante che muove solo lo sguardo (ma senza fermarsi) e quello che invece si inchioda e strattona il braccio del compagno di passeggiata, di fronte ad un artista di strada che merita di essere guardato, ascoltato, che merita un po’ del tuo tempo.

Forse adesso sta pensando se mai possa essere qualcosa da provare in prima persona.

Bene, da qui ho una mezza guardia e posso lavorare, posso provare a raspare … come diavolo era quella tecnica …

irrompe di nuovo la voce fuori campo “ah si ecco, devo sgrim…maledizione troppo tardi!”.

Giuseppe Liuzzi

L’amorevole compagno di allenamento frantuma nuovamente la mia strategia con generose dosi di chilogrammi, tibie su tibie, avambracci sulla gola, pioggia di gocce di sudore, costringendomi a cambiarla ancora.

Dobbiamo sembrare dei pazzi ad azzuffarci così, volontariamente.

Eppure, su questo tatami, percepisco ogni giorno che chi ci mette piede abbandona mille pesi, in un apparentemente folle scambio di quei chili sulle costole, di quel sudore, di quelle strette al collo, di quei capitomboli, di quelle articolazioni al limite della rottura con un senso di felicità e di fiducia in se stesso.

Problemi familiari, relazioni complicate, responsabilità sul lavoro, problemi finanziari, cuori infranti, esami complicatissimi … tutto lentamente si dissolve durante quell’ora e si finisce per essere, sebbene fisicamente stanchi e con qualche doloretto in più, incredibilmente rinnovati, carichi e pronti per tornare in pista, lì, nella giungla del quotidiano.

Non è facile, nè immediato, nè automatico. Ma questa sensazione, prima o poi, ti trovi a condividerla con chi passa tante ore sul tatami.

Impariamo a gestire una situazione di disagio estremo, fisico e mentale. 

Impariamo che se l’avversario ha passato la tua guardia non è tutto finito, puoi ancora lavorare per ribaltare completamente la situazione

Massimiliano Monaco

Impariamo che una sconfitta o un dolore non è una scusa per lasciare, ma uno stimolo per andare avanti e migliorare. 

Impariamo che quando non hai più energie, le energie le trovi comunque e che mettendoci testa e cuore hai ancora molto da giocarti. 

Impariamo che quando riesci in qualcosa in realtà potevi riuscirci meglio e ciò che oggi ti ha portato ad una piccola vittoria potrebbe essere la causa della tua sconfitta domani.

Nicola Palermo

Impariamo che spesso devi cambiare il tuo modo di pensare e di agire in base a quanto sta accadendo, anche mentre sta accadendo. E che rimanere rigidi su una posizione potrebbe non essere una buona idea, anzi… 

Impariamo a non tirarci indietro, nemmeno di fronte a chi (o a ciò) che ci appare così tanto più grosso e forte di noi.

Nunzio Grieco

Non è facile, l’ho detto, nè immediato, nè automatico.

Spesso anzi chiudi l’allenamento ingoiando giù dalla borraccia grossi sorsi di frustrazione.

Ma il giorno dopo ti ritrovi di nuovo lì, a sentirti leggiadro dentro ad un ruvido e pesante gi o agile e comodo in una compressissima rashguard.

E a te che hai sbirciato da quel vetro, a te che hai fatto quel passetto in avanti dico: “Fanne un altro!”.

Oltre a un kimono pulito e profumato per fare una prova, troverai un ambiente tutt’altro che fatto di violenza.

Oltre a una forma fisica rinnovata, troverai nuovi amici, che saranno accanto a te dentro e fuori dalla palestra, che quando incontrerai per strada ti abbracceranno (e proveranno a sgrimarti!).

Serena Lamastra

E soprattutto troverai un nuovo stimolo positivo per affrontare i problemi quotidiani. 

“E hai trovato me” dirà la tua fantastica voce fuori campo!

Lorenzo Amato

Campionato Interregionale 2020 – 12 gennaio 2020 @ PalaErcole Policoro (MT)

Campionato Interregionale FIKBMS

Un grande evento in programma, al Palercole di Policoro, per domenica 12/01.

Il palazzetto Lucano, ospiterà il Campionato Interregionale della FEDERAZIONE ITALIANA KICKBOXING MUAYTHAI SHOOTBOXE SAVATE SAMBO (FIKBMS), unica DSA riconosciuta direttamente dal CONI, organizzato dal delegato Regionale M. Biagio Tralli, in collaborazione con il M. Massimiliano Monaco e M. Davide Pastore.

Attesi circa 500 atleti provenienti dalla Basilicata, dalla Campania, dalla Calabria e dalla Puglia, che competeranno nelle discipline della Kickboxing e delle Mixed Martial Arts (Shootboxe e Kickjitsu) in questa prima fase che sarà valevole per la qualificazione al Criterium che decreterà i finalisti per i Campionati Italiani e la successiva composizione della Nazionale.

Campionato Interregionale FIKBMS 2017

La Basilicata per la seconda volta diventa quindi l’Arena dove, i migliori atleti delle regioni sopra citate, letteralmente “combatteranno” per inseguire e realizzare il loro sogno sportivo.

Intervista al delegato regionale M. Biagio Tralli – invito al Campionato Interregionale FIKBMS 2020

Il delegato regionale FIKBMS della Basilicata, il M. Biagio Tralli, ringrazia per la massiccia partecipazione e vi invita il 12 gennaio 2020 al PalaErcole a Policoro (MT).#interregionale #InterregionaleSudItalia #Basilicata #Lucania #Calabria #Campania #Puglia #FikbmsItalia #Fikbms #kickboxing #lowkick #k1 #kicklight #pointfighting

Geplaatst door Campionato Interregionale Fikbms op Donderdag 9 januari 2020

Lettera di Babbo Natale

“Rakkaat Painijat”

E’ così che chiamiamo i fighter e le fighter in Lapponia.

Ho ricevuto e letto tutte le vostre lettere…

so leggere senza alcun problema tutte le grafie, quelle veloci e ansiose, quelle lente e marcate, quelle distratte e persino le più frastagliate e fantasiose.

Sono riuscito a leggere tra una emoji e l’altra anche i vostri “whats app” e per i più ritardatari e per gli increduli (perché non tutti credono in me) spero di aver intuito almeno in parte i loro desideri.

Ho avuto qualche problema solo con alcuni termini, perché io sono straniero, extracomunitario dicono alcuni, e non so leggere bene l’Italiano (alcuni di voi neanche sanno scriverlo bene…devo dire).

Vedrete che non ho commesso troppi errori per quanto riguarda le cose che mi avete chiesto nelle vostre lettere – porterò tutto personalmente coadiuvato da alcuni collaboratori (prima erano i folletti, ma adesso devo dire che AMAZON, DSA, UPS, BARTOLINI ed altri, hanno spedizioni molto convenienti.)

Per alcune cose anche Poste Italiane…magari per la Befana…

(Che vorrei precisare non essere mia moglie!)

Siete stati tutti davvero molto bravi.

Ce l’avete messa davvero tutta, atleti, sponsor, genitori, sostenitori, lo staff intero dell’Accademia e i vostri insegnanti.

Questi ultimi, proprio come alcuni bambini, non si capisce mai cosa vogliano e non si accontenteranno mai.

Hohohohhooh!

Bravi per tutto quello che avete fatto quest’anno nell’MMA, nella Kickboxing e nel jiujitsu Brasiliano.

Giuliano Marzano - Massimiliano Monaco

Bravissimo Giuliano Marzano che nel suo ultimo match, sul ring dell’Etna Fight Night, l’undicesimo in prima serie di contatto pieno, ha sfoggiato tutte le tecniche: calci in linea alta, bassa e media, colpi di braccia, calci girati ed un gran numero di combinazioni portati in progressione.

Sfavillante Nicola Palermo che sul tatami del Roma Challenge ha vinto ben due medaglie d’oro, una con e l’altra senza kimono.

Eccezionale Alessia Podano che dopo aver vinto l’oro nella sua categoria di peso, prende coraggio e si iscrive agli assoluti, dove riesce a portare a casa la medaglia d’argento.

Cosa dire del piccolo ma grande lottatore Emanuele Colella?! Un piccolo campione, che ancora una volta centra il primo posto.

Bravi le medaglie d’argento Lorenzo Monaco, Carlotta Colella e Lorenzo Amato (doppio argento per lui).

Veramente straordinarie anche le medaglie di bronzo, vinte nelle gremitissime categorie che hanno impegnato Donatello Angerame ed Alessandro Rosa in un numero notevole di match.

Buona anche la prestazione di Francesco Mancinelli.

Arti Marziali

BRAVI!

Lo dico da grande appassionato di Arti Marziali e Sport da Combattimento (il sig. Babbo Natale infatti ha da sempre la cintura nera… ndr).

Vi siete meritati i vostri pacchetti, non ho potuto esaudire solo qualche piccola richiesta, perché abbiamo finito le scorte…

in compenso proverò a portarvi un po’ di entusiasmo che servirà a motivarvi anche quando vi sembrerà di non progredire nel vostro percorso.

Proverò a portarvi un po’ di disciplina che vi servirà quando la motivazione mancherà e un po’ di serenità per i momenti in cui vi sentirete “deboli” e “feriti” …

in un team succede anche questo…

Vi lascio infine un po’ di pazienza e perseveranza, se saprete farne buon uso, senza fretta ma senza sosta, andrete lontano, imparerete e bene queste discipline che vi aiuteranno, insieme a tutte le persone che incontrerete in questo cammino, ad essere la versione migliore di voi.

Auguri a tutti.

Buon Natale…a tra poco.

The Gathering 2019

The Gathering 2019 - Raduno Accademia
The Gathering 2019 - Il raduno delle arti marziali

Parafrasando Claudio Bisio, potremmo dire che “il nostro è uno sport senza un grosso giro d’affari, senza grandi allori, con poche donne (ma buone ndr). Quasi quasi non è neanche uno sport…”

Eppure, come consuetudine ormai, il nostro gruppo di artisti marziali si è svegliato presto.

Probabilmente avrà fatto una colazione veloce e si è preparata svogliatamente per ritrovarsi al collettivo raduno annuale dell’Accademia.

Il “GATHERING“, appunto, è l’occasione per riunirci e stare tutti insieme.

Tutte le sedi riunite: Potenza, Bella, Avigliano, Albano, Tito, Vietri, Picerno, Calvello.

Tutto lo staff, nella stessa giornata, a disposizione dei nostri atleti.

Il saluto da parte di Massimiliano Monaco, nelle vesti di moderatore, e poi tutti i tecnici dell’Accademia si sono alternati per dare il loro contributo ad una mattinata di allenamento “full immersion“.

Apre il raduno il mental coach Alessio Spataro, ex calciatore professionista, allenatore Uefa A e mental coach da 15 anni.

Laureato in scienze della comunicazione e ricevuta la Certificazione Internazionale di Coaching e PNL (Programmazione Neuro Linguistica) in Florida, ha praticato mental coaching con atleti e allenatori di diverse discipline sportive, sia individuali che di gruppo, sia tra i professionisti che dilettanti.

Alessio, che ha lavorato 8 anni con il Milan, poi responsabile e Mental Coach del settore giovanile dell’Empoli e della Reggina, ci ha illustrato nel suo intervento come la mente debba essere allenata alla pari di tutti i distretti corporei, per poter essere performanti non solo in gara, ma anche nella routine giornaliera.

Si sono alternati Gianni Befà, Eschilo Palmieri, Bartolo Telesca, Serena Lamastra, Alfredo Falconieri, Nicola Palermo, Giuseppe Liuzzi, Angelo Giordano, Mariarosaria Faruolo, Donatello Angerame e Victor Garaba, come un orologio svizzero, precisi, puntuali e meticolosi.

Tecniche, consigli, correzioni e prospettive condivise con tutti i presenti.
Il tutto documentato dalla nostra Daniela Pietrangeli, fotografa ufficiale dell’Accademia e dal nostro meraviglioso ufficio stampa, che oltre ai già citati Giuseppe e Mariarosaria consta di altri due elementi, Alessandra Sprovera e Lorenzo Amato.

Non tutti ovviamente hanno potuto prendervi parte: il nostro Giuliano Marzano, per esempio, era allo Sparring Day organizzato dal M. Biagio Tralli, in vista del suo prossimo match in programma per il 15 dicembre in Sicilia.

Non vi diremo quanto ci siamo divertiti, nè vi faremo numeri, domenica, eravamo davvero tanto felici e…tanti.

The Gathering 2019 - Donatello Angerame

#trainwithus

Genitori, figli e sport

i bambini e il brazilian jiu jitsu

Dalla metà degli anni ’90 la pratica di uno sport è stata inserita tra le attività quotidianamente svolte dai bambini.

Sono i genitori ad avviare i figli allo sport, con un approccio molto diverso: alcuni lo propongono come passatempo sano e educativo, altri si mettono nelle mani degli istruttori, altri ancora decidono di impegnarsi assieme a loro nella pratica dell’attività.

Bambini e arti marziali

Qualsiasi sia la motivazione che spinge un genitore ad iscrivere il proprio figlio in palestra, scegliere di fargli praticare uno sport, tanto più se agonistico, è probabilmente una delle decisioni più altruistiche e allo stesso coraggiose che egli possa prendere!

Significa accompagnarlo agli allenamenti a tutte le ore più giorni a settimana, anche nei giorni di festa.

Rientrare prima dalle vacanze o addirittura programmare queste ultime in funzione di allenamenti e competizioni.

Spendere soldi, anche per cose che sembrano del tutto futili.

Portarlo in trasferta e aspettare ore osservando uno sport che magari non piace nemmeno.

Vederlo stanco, che non ce la fa più, che non riesce a gestire compiti, catechismo, amici e impegni familiari.

Sentirlo lamentarsi perché stanco, piangere perché perde, intristirsi perché il maestro non è soddisfatto, innervosirsi perché il sabato sera gli amici escono e invece lui si prepara per la gara del giorno dopo.

I Bambini e le arti marziali

Voi genitori penserete che vostro figlio sta sbagliando tutto perché metterà lo sport prima di ogni cosa, perché una volta diventato più grande lascerà la fidanzata “perfetta” stanca di assecondarlo, perché probabilmente alla fine prenderà 108 invece che 110 e lode all’università, perché preferirà trascorrere fuori casa i weekend con la propria squadra anziché con voi.

Insomma, perderà di vista le priorità!(secondo voi).

Ma provate a fermarvi un attimo…

…e chiedetevi se il sorriso di un bambino che termina una partita alla PlayStation, è lo stesso di un atleta quando termina un allenamento.

Arti marziali e bambini

Se le amicizie che nascono nello spogliatoio sono profonde come quelle nate in chat.

Se la capacità di empatia verso il prossimo è uguale a quella di un’adolescente che trascorre la sua giornata chiuso in casa.

Se il senso di rispetto e di lealtà verso i compagni appreso durante un allenamento è il medesimo di chi per comunicare usa solo i social.

Se i vostri figli dopo una gara o dopo un allenamento vi sembreranno felici, impauriti, determinati, delusi, riconoscenti, soddisfatti vorrà dire che sono emozionati.

Vorrà dire che avrete fatto la scelta giusta!

La “Carta dei Diritti del Bambino nello Sport” dell’UNESCO dichiara che:

il bambino ha diritto di fare sport, giocare e divertirsi anche senza essere un campione professionista!

Miglioriamo la cultura dello sport a tutti i livelli, nelle famiglie, nei professionisti dello sport, nei mezzi di comunicazione e negli stessi piccoli atleti perché è dagli sport di squadra a quelli individuali, che i vostri figli troveranno delle ottime occasioni di divertimento e socializzazione, nonché delle vere e proprie scuole di vita, che insegneranno loro a conoscere ed avere cura del loro corpo, ad avere rispetto delle regole e degli altri.

Provate!

Giuseppe Lorusso – intervista ad un grande campione

Giuseppe Lorusso e Gianni Befà

“Volti Marziali” la rubrica dedicata agli uomini di sport, di cuore e tenacia.

Giuseppe Lorusso - maestro, atleta, campione ed esempio per tutta la comunità marziale lucana

“Credo che (lo sport da combattimento -ndr-) abbia un grande contenuto didattico, educativo, sportivo e sociale, quindi penso che il vantaggio di questo sport individuale (tra l’altro di grandissimo sacrificio e confronto fisico) è che rappresenta la metafora più grande della vita stessa.
Penso realmente che il percorso di un atleta fatto dalla A alla Z con in mezzo tutto quello che ci sta dal combattimento alla trasferta, alla condivisione, alla sconfitta, alla vittoria, sia paragonabile a tutto quello che ti può succedere nella vita”.

Giuseppe Lorusso

Parola di Giuseppe Lorusso, potentino, classe ’77, uno degli atleti lucani di spicco degli sport da combattimento degli anni ’90 che oggi risponde a qualche nostra curiosità.

Giuseppe, cosa ci racconti della tua vita sportiva?

Io ho sempre e da sempre praticato la kickboxing, sin da bambino.
Posso dire che “l’anno della svolta” nella mia vita sportiva è stato sicuramente il ’92, quando a 15 anni ho deciso di fare full contact e ho optato quindi per il contatto pieno abbandonando il semi contact e continuando ancora per poco a fare il light contact.

Giuseppe Lorusso - Campione Italiano Kickboxing pesi leggeri - FIKBMS / WAKO

Da lì in poi mi sono allenato sempre sotto la direzione del Maestro Gianni Befà e il supporto e l’ausilio di tanti compagni di avventura. Lo stesso Gianni all’epoca ancora aveva una “coda agonistica” e tanti amici che facevano in doppia anche il pugilato o qualcuno che veniva dal karate, come Giorgio Lancieri e tanti tanti altri della compagine del pugilato che per anni si sono allenati con noi del full contact.

Quali sono state le tappe della tua carriera agonistica?

Diciamo che ho partecipato a tutti i campionati in ordine di importanza, in quelle chiamate all’epoca “terza serie”, “seconda serie” e “prima serie” – quindi parliamo di un percorso da dilettante negli anni ’90.

Giuseppe Lorusso - volti marziali - campione di kickboxing

Dopo aver perso l’opportunità, non ancora maggiorenne, di andare a Kiev in Ucraina  (perdendo di misura con Mauro Marango), nel ’95 a 18 anni ho fatto le prime competizioni per la qualifica in nazionale e ho vinto tutte le selezioni. Quindi dall’anno dopo in poi sono entrato titolare nella nazionale nella categoria super leggeri dove ho rincontrato anche lo stesso Mauro Marango battendolo prima del limite per KO e prendendo definitivamente il suo posto nei super leggeri.

Volti Marziali - Giuseppe Lorusso - Campione di kickxboxing

Ho disputato il primo europeo a Belgrado. Ricordo che ero ancora militare ed ebbi il permesso per poter espatriare. Era il ’96, nel post-bellico mi ritrovai nel panorama depresso della ex Yugoslavia a competere sul ring internazionale con atleti provenienti da tutta Europa.

Ho guadagnato la medaglia di bronzo perdendo in finale con un grandissimo atleta kazako. Dopodiché ho partecipato al mondiale l’anno dopo ancora in Polonia ma non mi è andata così bene perché ho subito un infortunio e ho ingessato il ginocchio.

Nel ‘98 mi sono riqualificato in nazionale, ho ripetuto gli europei che questa volta si sono svolti in Germania, ho ripreso il bronzo perdendo con lo stesso atleta kazako, di grande stoffa.

Giuseppe Lorusso - Campione Italiano Pro Kickboxing - Pesi Leggeri

Successivamente ho vinto i Giochi del Mediterraneo, che si sono tenuti in Montenegro. A quel punto sono passato all’attività da professionista, vincendo il titolo e difendendolo in un paio di occasioni ma perdendolo poi contro Barigelli, un atleta emergente che conquistò con me il Titolo Italiano Pro.

In quegli anni facevo contemporaneamente strada nel pugilato. Sono arrivato secondo agli assoluti di pugilato di seconda serie. Ho partecipato anche ai mondiali in Austria con un’altra sigla perdendo con un inglese, ma quello è stato il mio ultimo incontro.

Nel 2002-2003 ho smesso di fare attività agonistica. Da lì in poi mi sono occupato di allenare gli altri.

Com’è stato passare dall’altra parte e dedicarti all’insegnamento degli sport da combattimento?

L’impegno come allenatore é stato altrettanto gratificante. Abbiamo fatto insieme ad altri amici attività di formazione e abbiamo portato avanti in nazionale atleti come Luigi Di Bello (che contemporaneamente aveva fatto un po’ di strada nel pugilato), Donato Verrastro (che pure ha partecipato ai Giochi del Mediterraneo arrivando secondo e ha fatto un mondiale dilettantistico), Francesco Margiotta (che è arrivato secondo ai mondiali di Coimbra). E poi altri come Alfonso Guerriero, Luigi Marsico (che hanno ottenuto ottimi risultati a livello nazionale), Angelo Pace (che mi ha accompagnato nel percorso agonistico nella categoria dei leggeri e proprio con lui abbiamo iniziato a formare altri atleti come Romeo Pace e tanti altri personaggi che hanno fatto grande attività agonistica).

Altra parentesi interessante è quella con l’Amico (con la A maiuscola eh!) Massimiliano Monaco con cui siamo partiti da lontano, sin da bambini, quando lui ha fatto scuola con me dal Maestro Gianni Befà ma ha poi intrapreso dopo diversi anni un’altra strada verso il kung fu, le arti marziali in generale e fatto esperienze in Cina.

Poi ci siamo ritrovati quando per impegni lavorativi io ho mollato le redini dell’attività didattica e lui ha, in maniera assolutamente grintosa e virtuosa, portato avanti il lavoro con grandi risultati, innalzando il numero e la qualità degli atleti grazie alle sue metodiche in un momento in cui lo sport da combattimento si è evoluto.

Oggi può vantare una grande squadra con cui io collaboro come tecnico, in poche occasioni sono al loro angolo, li affianco in qualità di organizzatore e apporto così il mio contributo.

Ma quel che conta davvero è che sono anche uno spettatore!

Il parteire degli atleti è enorme, ci sono ragazzi dai 13 ai 19 anni che stanno gettando le basi per un agonismo molto molto interessante, sia dal lato femminile che dal lato maschile, e anche ragazzi un po’ più adulti che già hanno espresso la propria forza in competizioni internazionali.

Gianni Befà premia Giuseppe Lorusso per il suo percorso d'eccellenza nella kickboxing al Potenza Combat Event 2019

Tra i nomi di spicco mi viene in mente il Colucci, figlio d’arte: il padre Vito ha fatto anni di pugilato e di kickboxing durante il periodo del mio agonismo, é veramente un talento ed è sicuramente uno degli atleti più promettenti della scuderia (ma ovviamente c’è da vedere come vanno avanti le cose tra il mondo della scuola e il mondo futuro del lavoro). Poi mi viene in mente Victor Garaba, eclettico atleta, capace sia di combattere sul ring che dentro a una gabbia grazie agli insegnamenti di Massimiliano che spaziano dalla kick al pugilato al Brazilian Jiu Jitsu, è anche arbitro internazionale. Quindi ha un grande bagaglio di esperienza e conoscenze che ha messo a disposizione dell’Accademia e dietro di lui e con lui ci sono altri nomi di spicco come Serena Lamastra, Bartolo Telesca, Alfredo Falconieri.

Come vedi oggi gli sport da combattimento rispetto a quando tu hai iniziato a praticarli?

Vedo gli sport da combattimento come uno sport in crescita e questo lo si vede nell’esplosione di questi ultimi anni.

Spero che i miei figli vorranno appassionarsi di questo sport perché credo che abbia un grande contenuto didattico, educativo, sportivo e sociale, quindi penso che il vantaggio di questo sport individuale (tra l’altro di grandissimo sacrificio e confronto fisico) è che rappresenta la metafora più grande della vita stessa.

Penso che realmente il percorso di atleta fatto dalla A alla Z, con in mezzo tutto quello che ci sta dal combattimento alla trasferta alla condivisione alla sconfitta alla vittoria sia paragonabile a tutto quello che ti può succedere nella vita stessa.

L’atteggiamento sportivo che ti può insegnare uno sport individuale e meglio ancora uno sport da combattimento é un atteggiamento positivo e combattivo. Oggi si sono mischiati gli stili delle arti marziali, in maniera vantaggiosa per chi li pratica perché in un contesto di tradizione e di rigore c’è la modernità dei nuovi sport da combattimento la fantasia e l’estro che ti consentono di mettere quel di più che fa la differenza tra un campione e un appassionato. 

Giuseppe Lorusso al Potenza Combat Event 2019

Ringraziamo il M° Giuseppe Lorusso per tutto quello che ha fatto per gli sport da combattimento in Italia e soprattutto in Basilicata. Grazie per l’impegno e la condivisione.

Fight is our life.