Il Taekwondo – L’arte dei calci

Il Taekwondo è un’arte marziale nata in Corea del Sud intorno agli anni ’40 e ’50, attualmente diffusa in tutto il mondo, tanto da essere una delle discipline che conta il maggior numero di praticanti, tanto da essere al giorno d’oggi una disciplina olimpionica.

La bellezza di questa disciplina risiede nel padroneggiare abilmente le gambe utilizzando esclusivamente tecniche di calcio, sia con finalità sportive, che di meditazione ed esercizio fisico.

La storia di questa disciplina è divisa nei racconti di Giappone e Corea. Le radici del teakwondo pare vengano ricondotte ad un’arte tradizionale della Corea, il “Taekkyeon“, praticata per autodifesa e per ritualità sportiva. Durante il 1910 il Giappone occupò la Corea vietando la pratica di ogni arte marziale nativa e ogni aspetto dell’identità culturale coreana, e imponendo le discipline giapponesi.

Al termine del secondo conflitto mondiale il Giappone fu costretto a ritirare le truppe dalla Corea, che tornò ad essere libera anche nella pratica delle arti marziali, senza tralasciare la miscelazione che aveva preso piede negli anni precedenti. Molti infatti definiscono il taekwondo come la fusione di discipline.

La bellezza di quest’arte risiede nella spettacolarità dell’esecuzione dei calci: l’esplosività e la velocità nell’esecuzione sono un requisito necessario per l’efficacia dei colpi.

I regolamenti sportivi (come quello olimpionico) vietano l’utilizzo dei pugni, delle gomitate e delle ginocchiate, tuttavia è innegabile che lo studio approfondito di questa disciplina renda molto più efficace l’utilizzo delle gambe e delle tecniche di calcio in qualsiasi altra disciplina.

Come è successo per tantissime altre discipline, col passare degli anni e l’incrocio di più tecniche e arti durante il combattimento, vengono a crearsi differenti correnti di pensiero riguardo alle modalità didattiche e di combattimento. Quella che si viene a creare molto spesso è una frammentazione in un ramo “tradizionale”, che vuole la disciplina più fedele agli insegnamenti primordiali (molto spesso legati ad un carattere filosofico e meditativo), e una corrente “evoluzionistica” che invece preferisce l’efficacia, molto spesso legata alla necessità del combattimento, ma che preferisce la contaminazione fra più generi.

L’approccio che la nostra Accademia adotta è quello evoluzionistico: per noi l’efficacia e la contaminazione rendono il combattimento un’arte a se stante, in cui aggiungere un ingrediente alla nostra ricetta deve rendere l’arte più snella ed efficace. Lo studio del taekwondo deve portare ad una maggiore padronanza del proprio corpo, nello specifico delle gambe, specie se pensata in un’ottica di combattimento libero, come piace a noi, senza perdere il gusto che quest’arte regala.

Per questo abbiamo il nostro referente e coordinatore Alfredo Falconieri, Cintura nera … … [esperienza e foto di Alfredo] e

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