10,9,8,7,6,5,4,3,2,1…!!!
Countdown, la gabbia e l’uomo che tiene acceso il fuoco, anche quando è solo quello delle sue candeline di compleanno.
C’è un momento, poco prima che la porta della gabbia si chiuda, in cui ogni rumore cambia natura.
Le voci si allontanano. Le luci diventano fredde. Persino il respiro sembra appartenere a qualcun altro.
È lì che gli Atleti come Luigi Simone si misurano davvero.
Nel Countdown non è andata come speravamo.
Un match feroce, consumato colpo su colpo, secondo dopo secondo, dentro quella geometria crudele che è l’ottagono dell’MMA. Luigi ha lasciato punti, energie, forse anche qualche certezza. Ma chi conosce questo sport sa che certe sconfitte non fanno rumore fuori: scavano dentro.
Eppure sarebbe troppo semplice raccontarla così.
Troppo semplice fermarsi al verdetto.
Perché la verità è che esistono notti in cui il risultato diventa solo uno sfondo, una macchia distante dietro qualcosa di più importante: la passione ostinata che tiene insieme una squadra, una palestra, una famiglia scelta.
La stessa passione che porta Luigi a tornare ogni volta sulle materassine, a ricominciare, a lavorare ancora quando il corpo chiede tregua e la mente pretende silenzio. Inseguire un sogno, in fondo, significa proprio questo: pagare piccoli prezzi ogni giorno per conoscere una versione di sé che ancora non esiste.
E poi ci sono uomini che quel fuoco lo custodiscono per tutti gli altri.
Bartolo è uno di loro.
Presidente. Coach. Amico. Comico. Caos. Delirio. Fusi in due eliche di dna.
Ma definizioni simili servono poco quando si parla di certe persone.
Ci sono allenatori che insegnano tecniche.
E poi ci sono quelli che decidono di prendersi davvero cura di te.
Bartolo appartiene alla seconda specie, la più rara.
È uno di quegli uomini che se rimani fermo alle due di notte, in una strada vuota, si alza dal letto e viene a prenderti. Sempre che senta il telefono, certo — e chi lo conosce sa che il rischio che non lo senta esiste davvero. Ma il punto non è questo. Il punto è che partirebbe senza nemmeno chiedere perché.
Nel nostro ambiente la parola “famiglia” viene usata troppo spesso. A volte per abitudine, altre per convenienza. Ma ci sono persone che la rendono concreta con gesti silenziosi: ore regalate agli altri, energie consumate senza chiedere nulla indietro, compleanni sacrificati per stare all’angolo di un atleta invece che a tavola con amici e parenti.
Bartolo è rimasto lì.
A bordo gabbia.
Presente.
Mentre Countdown divorava adrenalina e sudore, lui sceglieva ancora una volta la visione comune invece della comodità personale. E forse è proprio questo che distingue un semplice allenatore da un uomo capace di lasciare un segno profondo nelle vite degli altri.
Perciò sì, il match di Luigi Simone resterà nella memoria per la battaglia combattuta fino all’ultimo scambio. Ma questa notte appartiene soprattutto a ciò che tiene in piedi battaglie del genere: la dedizione invisibile di chi costruisce persone prima ancora che atleti.
E allora auguri, Bartolo.
Da parte di tutti noi.
Perché le vittorie passano.
Gli uomini veri restano.
E complimenti a te Luigi, per avercela messa tutta.
