È mattina.
Di quelle mattine in cui non serve la sveglia, perché sei già sveglio da prima.
Oggi è il giorno.
La BJJ Mediterranean Cup.
Mesi a parlarne, a incastrare pezzi, a mettere insieme cose che all’inizio non stavano da nessuna parte.
E invece adesso stanno tutte qui.
Il palazzetto ancora mezzo vuoto, quell’odore caratteristico dei palazzetti da gara, i primi rumori che rimbalzano sulle tribune.
Arriverò tra i primi. Io, Serena, Bartolo, Alfredo, Nicola… e tutti gli altri che ci sono da sempre, anche quando ancora non c’è nessuno: le pulizie, la protezione civile.
Quelli che non fanno rumore ma senza di loro non partirebbe niente.
Poi piano piano entra tutto il resto.
I tatami sistemati, i tavoli, i dettagli che già da ieri sono stati fondamentali.
Il medico, l’ambulanza, i soccorritori.
Le facce che si conoscono, le strette di mano, le pacche sulle spalle.
La squadra c’è.
Lo staff c’è.
Andrea, dirige quegli uomini vestiti di nero che permetteranno di dare un senso a mesi di allenamento. É strano vederli dall’altro lato delle transenne.
Ieri sera eravamo tutti insieme.
Cene non troppo veloci, quelle che precedono le gare, risate, stanchezza addosso e quella sensazione strana che hai quando capisci che ormai non puoi più tornare indietro.
Abbiamo prenotato alberghi, voli, trasferimenti.
Abbiamo chiamato, scritto, rincorso.
Abbiamo costruito questa cosa pezzo dopo pezzo.
E adesso è qui.
Grazie alla federazione, all’unione, al CONI Basilicata e all’assesorato allo sport del comune di Potenza. Verrà anche il sindaco nella giornata.
E in fondo è sempre questo il punto:
non la gara, non le medaglie.
Ma il fatto che ogni volta qualcuno prende il testimone e continua a correre.
Chi c’era prima, chi c’è adesso, chi ci sarà dopo.
Una staffetta che non si ferma. Da anni.
Il palazzetto si riempie piano, poi tutto insieme.
Le voci si accavallano, i passi diventano più veloci, le chiamate iniziano a uscire dagli altoparlanti.
È quel momento in cui non si torna più indietro.
Il primo a salire sul tatami è Domenico Colucci.
Arriva con un filo di ritardo. Ma non è un ritardo per lui.
È il suo tempo.
Domenico è un veterano.
Uno di quelli che l’emozione la conoscono bene, ma non si fanno più comandare da lei.
È un master — e già lo immagino mentre storce il naso a leggere questa cosa — ma continua a combattere negli adult.
È una colonna dell’accademia.
Regge il peso degli anni e quello di una trasformazione vera.
Perché cambiare è sempre un processo lento, spesso doloroso.
Quando ha iniziato, faceva gare senza una direzione precisa.
Poi ha rimesso tutto in ordine.
Cintura bianca.
Da capo.
E da lì ogni cosa se l’è presa.
Ogni medaglia. Ogni podio. Ogni cintura. Ogni braccio alzato.
Con la costanza di chi non molla mai.
Con rispetto per la scuola e per chi lo ha accompagnato.
Oggi lavora e vive di sport, arriva la sera anche quando è stanco e si allena lo stesso.
Non deve dimostrare niente a nessuno.
Ma è sempre lì.
E vederlo vincere ancora, nelle marroni, davanti al suo pubblico…
ha un senso preciso.
Poi tocca ad Antonio Scavone.
Cinture viola. Un guerriero vero. Istinto, coraggio, nessuna paura del confronto. Un uomo da spogliatoio capace di prevederti il futuro vedendo solo che doccia shampoo usi.
Monica arriva in punta di piedi. Poi combatte e si prende tutto quello che può. Una rivincita che ha la vocina stridula.
Alessia, alla prima esperienza, è energia pura. Un misto di ansia e filler, che fa impazzire tutti sul tatami, dal ring coordinator a noi coach all’angolo, dai suoi compagni ai suoi avversari, dai suoi sostenitori ai suoi fan tatuati. Bravissima.
E poi Gerardo.
Dominio. Finalizzazioni. Controllo. Grande vittoria, che sa di una promessa a lungo termine, nonostante le minacce di Ale il buttafuori, di incendiarli tutto.
Simone una iena, pochi chili e acido da batteria che corre nelle vene, inarrestabile come sempre. Sul podio lui come Rosario, il suo esatto contrario, una statua di marmo che cammina, parla e lotta…la loro differenza di peso è dí struttura ci ricordano Masha e Orso, la tostaggine é la stessa.
Subito dopo Enza.
Argento.
Una prestazione di carattere: giovanissima, poca esperienza, ma ha scelto di competere negli adulti.
Ha retto il ritmo, il livello, la pressione.
Tenacia, carattere e tecnica contro avversarie più esperte.
Ha dato tutto quello che aveva. E si è vista.
Poi scorrono gli altri, con un bel Jiujitsu, quello di Valerio, che torna in gara dopo un periodo di assenza e l’onere di risolvere problemi di politica estera;
Domenico, Riccardo, i più piccoli. Il futuro che già si vede.
E ancora danno tutto quello che hanno,
Domenico, Luigi, Vincenzo, Emanuele, Giulia, Simone, Giovanni, Sebastiano, Joshua, Amalia, Rita, Simone, Antonio.
Uno dopo l’altro.
Tutti diversi.
Tutti uguali quando salgono lì sopra.
Tutti presenti.
Alla fine guardi i risultati.
Oro nelle bianche.
Oro nelle marroni.
Presenza e vittorie in ogni categoria, in ogni cintura, in ogni età.
E capisci che non è un caso.
È lavoro.
Allenatori. Atleti. Dirigenti.
Giorni normali, fatti bene. Ripetuti nel tempo.
Non dobbiamo dimostrare niente.
Non dobbiamo salvare niente.
Facciamo solo una cosa che ci piace.
E la facciamo al meglio delle nostre possibilità.
Al livello più alto a cui possiamo ambire.
Questo è il medagliere
– Domenico Colucci
– Antonio Scavone
– Monica Grippo
– Alessia Calabrese
– Gerardo Salvato
– Simone De Carlo
– Rosario Lovallo
– Domenico Grippa
– Riccardo Mecca
– Domenico Luongo
– Luigi Peluso
– Enza Quaratino
– Vincenzo Sileo
– Emanuele Lovallo
– Giulia D’Andrea
– Simone Colucci
– Giovanni Taddei
– Sebastiano Perretta
– Joshua Catalano
– Amalia Caputo
– Rita Anderson
– Simone Fabrizio
– Antonio Carlucci
