Oggi ho pensato a una cosa.
Quelle cose strane che ti vengono in mente quando finalmente ti fermi un attimo dopo giorni passati a correre.
Ho pensato che una palestra diventa davvero casa quando i bagni degli uomini rimangono puliti.
Non è una battuta.
Chi vive una palestra lo sa.
Il bagno degli uomini è il termometro della civiltà.
Se resta pulito significa che dentro quel posto la gente ci tiene. Che non è solo un luogo dove tirare pugni e sudare.
È casa.
E probabilmente mi è venuta in mente questa cosa perché siamo appena tornati da Riccione, con un’ennesimo viaggio ed un’ennesima ttasferta passata tra asfalto ed autogrill.
E Riccione è stata una di quelle trasferte che ti restano addosso.
Quando torni da una gara importante succede sempre la stessa cosa.
Le medaglie sono nello zaino.
I guantoni puzzano di sudore.
E in testa hai ancora i match che scorrono come un film.
Le voci dell’angolo.
Il suono del gong.
La tensione prima di salire sul ring.
E poi quella sensazione strana che arriva alla fine.
Quel…Silenzio.
A Riccione c’era tutto.
La tensione dei Campionati Italiani.
I ragazzi che provano a sembrare tranquilli mentre in realtà stanno pensando a mille cose.
Come gli allenatori che fanno finta di essere tranquilli mentre in realtà stanno pensando a mille cose pure loro.
Poi arrivano i match.
E succede quella cosa bellissima degli sport da combattimento.
Due persone si affrontano.
Due o Tre round.
Meno di duecento secondi che sembrano ore.
E nel frattempo fuori dal ring succede di tutto.
Qualcuno ride.
Qualcuno urla.
Qualcuno cammina avanti e indietro come un leone in gabbia.
E poi ci sono i momenti che non si vedono nelle foto.
Le battute nello spogliatoio.
Le risate per scaricare la tensione.
Quello strano clima da palazzetto.
I ragazzi che si prendono in giro mentre si bendano le mani.
È quella miscela strana che c’è sempre negli sport da combattimento:
tensione e ironia.
Come se il cervello dicesse:
“Ok, tra poco devi combattere. Però intanto ridiamo.
Poi, il suono del gong.
Il primo colpo.
Il ritmo che cambia.
In quel momento il mondo si riduce a tre cose:
ring
respiro
tempo.
Tutto il resto sparisce.
E quando finisce…
Quando l’arbitro alza il braccio di uno dei due…
Succede sempre qualcosa di difficile da spiegare.
Un misto di stanchezza, sollievo e felicità.
E l’umore a volte dipende solo dal verdetto.
Le medaglie sono belle.
Ma non sono la cosa più importante.
La cosa più importante è guardare i ragazzi e capire che la preparazione ha funzionato.
Fiato.
Testa.
Strategia.
Anche questa esperienza sarà uno di quei confronti che ti aiutano a diventare la parte migliore di te e…non lo dimenticherai mai.
Tutto torna al posto giusto.
E poi, ovviamente, ci sono le cose tipiche delle nostre trasferte.
Tipo la decisione di andare in macchina.
Decisione che, con il gasolio ormai a due euro al litro, non è esattamente la più intelligente.
Ma ormai…
Carichi tutto.
Parti.
Guidi.
Nel frattempo pensi a quella guerra che nessuno vuole e che alla fine la pagano sempre gli stessi: le persone normali.
Poi il viaggio di ritorno.
Stanchezza.
Silenzio.
Qualche risata.
E piano piano inizi a ripensare a tutto quello che è successo.
I match.
Le tensioni.
Le vittorie.
Le facce dei ragazzi.
E torni in palestra.
Rimetti le cose al loro posto.
Sistemi le cose.
E tutto riparte.
E a un certo punto vai in bagno.
Lo guardi.
È pulito.
E pensi che forse è proprio questo il senso di tutto.
Una squadra che funziona.
Una squadra che cresce.
Un posto che la gente sente come casa.
E mentre ci penso mi rendo conto di una cosa.
È da settimane che volevo scrivere…
Delle emozioni.
Delle tensioni.
Delle risate.
Ma non l’ho fatto.
Non perché non avessi voglia.
Semplicemente perché non c’era tempo.
Allenamenti.
Programmazione.
Trasferte.
Quando vivi tutto a quella velocità succede così.
Non ti fermi a raccontare.
Vivi.
E basta.
E intanto, se ci penso bene, da gennaio è successo di tutto.
Abbiamo iniziato l’anno con i premi del CONI, con alcuni dei nostri atleti che sono stati riconosciuti per aver rappresentato la Nazionale Italiana, distinguendosi e conquistando risultati importanti nelle competizioni internazionali. Sono quei momenti in cui ti fermi un attimo e capisci che il lavoro fatto negli anni sta lasciando il segno.
Poi sono arrivate le trasferte. Tante. Una dietro l’altra.
Siamo stati ad Atene per la Coppa Europa di kickboxing, siamo tornati sui tatami con la gara internazionale di Roma, poi a Napoli per il Brazilian Jiu Jitsu, dove i ragazzi hanno fatto il loro percorso nel ranking.
Siamo passati dalla gabbia e dal grappling in Puglia, vicino Taranto, al takedown, mentre Serena era a Bergamo con il team per il BJJ.
E nel mezzo di tutto questo abbiamo anche organizzato i Campionati Regionali, portando nella nostra città tanti ragazzi e tante squadre, trasformando per un giorno la nostra città in un punto di incontro per tutto il movimento.
In questi mesi abbiamo fatto quello che facciamo sempre:
portare in giro i colori della nostra città, e allo stesso tempo portare lo sport e i suoi valori dentro la nostra città.
E adesso si riparte.
Perché nello sport funziona così:
si chiude una trasferta, si svuota lo zaino,
e poco dopo si è già pronti a ripartire.
In conclusione, i risultati del nostro weekend sono stati questi.
Ai Campionati Italiani di Riccione arrivano tre medaglie d’oro: Viola Monaco, vincitrice nella prima serie dopo tre riprese intense contro Malak Salam nella -60 kg; Simone Fabrizio, che conquista il titolo italiano nella -63,5 kg seconda serie; e Ludovica Mecca, oro nella WAKO Over terza serie.
Due gli argenti: Alessandro Colucci nella -54 kg, dopo una finale chiusa in parità e decisa dal sorteggio, e Davide Mecca nella -67 kg dopo un grande percorso con tre match vinti prima della finale.
Completa il medagliere Gerardo Salvato, bronzo nella categoria -71 kg.
Nello stesso fine settimana arrivano ottimi risultati anche dalla Puglia, al Count Down di Leporano: Antonio Carlucci conquista l’oro nelle MMA e l’argento nel grappling, mentre Simone De Carlo firma un doppio oro tra MMA e grappling. Si ferma invece alle semifinali nelle MMA semi-pro Luigi Simone.
