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Sport olimpico riconosciuto Vs Sport alle Olimpiadi

Arti Marziali e Sport da Combattimento - Sport olimpico riconosciuto Vs Sport alle Olimpiadi 5

Spesso, quando si parla di sport, si fa una gran confusione tra “sport olimpico riconosciuto” e “sport alle Olimpiadi”. Tra federazioni ed enti di promozione.
Chi ci rimette?
Gli atleti. I club. Lo sport.
Perché, mentre noi giochiamo con le parole, loro sudano, sacrificano tempo, famiglia, salute, per inseguire un risultato.

Facciamo quindi chiarezza, una volta per tutte.

Sport olimpico riconosciuto ≠ sport alle Olimpiadi

Essere “riconosciuti” dal CIO significa rispettare criteri precisi: diffusione mondiale, regolamenti uniformi, struttura internazionale solida, valori etici.
In pratica: per fare un paragone calcistico, sei ammesso nella Serie A dello sport mondiale, hai lo status, ma non è detto che tu scenda in campo durante i Giochi.

Diverso è essere nello programma ufficiale olimpico.

Qui giochi davvero la finale in prima serata, davanti al mondo intero.

La kickboxing, tramite WAKO, è riconosciuta olimpica.
Non è ancora alle Olimpiadi, ma è ai World Games.
Il karate l, ad esempio, è stato riconosciuto per anni, è entrato a Tokyo 2020, e poi è stato escluso da Parigi 2024.

Un altro punto che crea confusione è la differenza tra Federazioni e Enti di promozione sportiva.
Le Federazioni (riconosciute direttamente dal CONI e collegate alle internazionali) rappresentano il vertice, gestiscono le UNICHE nazionali, la formazione tecnica ufficiale, i campionati che portano a vestire la maglia azzurra.
È, sempre paragonandolo al mondo calcistico, la Serie A, ad esclusiva della FIGC: il massimo livello istituzionale.
Gli Enti di promozione hanno un ruolo fondamentale ma diverso: organizzano attività di base, tornei amatoriali, eventi locali.
Spesso però la disinformazione confonde i praticanti.
Non fraintendetemi: il valore è ovunque
Ed è qui che serve la giusta distinzione.
Il valore dell’atleta non dipende dal “contenitore”. I bravi sono bravi ovunque e meritano la stessa stima dei campioni a livello personale.

La differenza è che:
• In Federazione rappresenti l’Italia, porti il tricolore sul podio.
• Negli Enti di promozione no.
A mio avviso entrambi hanno dignità.
Il ragazzo che si allena in una palestra di provincia per promozione, non vale meno, come persona e come impegno, di chi gareggia per il titolo mondiale.
Quello che cambia è il “peso istituzionale” del risultato.

E qui arriva il punto: quando si fa confusione tra sport olimpico e non, tra Federazione e promozione, non è un problema di burocrazia.
È un problema di giustizia verso chi quegli sport li pratica.

Non dire a un atleta che ha vinto un campionato promozionale che ha fatto “la stessa cosa” di chi ha vinto un titolo europeo federale.
Non è corretto.
Allo stesso tempo, non sminuire chi si allena in ambito promozionale o chi non ha velleità agonistiche: è grazie a quella base che lo sport cresce, che i giovani scoprono la passione e che nascono i campioni.

La verità è semplice: gli atleti meritano rispetto sempre.
Ma la giustizia sportiva sta nel riconoscere con chiarezza dove sta la promozione e dove sta l’eccellenza.

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