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DM: Max, ma anche questi sono campioni?


…parliamoci chiaro, perché sta storia delle federazioni vs sigle strane mi esce pure dalle orecchie ogni volta che mi arriva il video di tizio che si proclama “campione del mondo di…” con la coppa di Amazon e la cintura lucida comprata da un venditore pachistano… senza nulla levare a chi magari, comunque, per quello che poteva, si è messo in gioco.

La cosa surreale è quando sono proprio quelli con le cinture comprate, a fare la morale e i paladini del “vero spirito marziale”, del “rispetto”, della “tradizione”, mentre fanno foto fighe con sfondo palestra col logo inventato e un titolo mondiale scritto sopra.

Vi spiego una cosa senza cattiveria, perché gli atleti bravi (e i coach bravi) li rispetto SEMPRE, anche quando si ritrovano in sigle strane, contro cui non ho nulla…perché loro si allenano, sudano, si spaccano, e la dignità dell’atleta non si discute mai.

Però la differenza c’è. E va detta:

Federazioni vere: riconosciute CONI, hanno arbitri formati, ranking ufficiali, percorsi tecnici, qualifiche vere. Sono la Serie A del nostro sport, come la FIGC lo è per il calcio. Se vinci lì, hai vinto sul serio, punto.

Enti di Promozione Sportiva (EPS): sono enti riconosciuti CONI che fanno promozione sportiva, tornei di base, corsi amatoriali. Servono, fanno un lavoro utile, ma dentro di essi a volte si genera la confusione che a volte fa comodo a chi vuole trovare delle scorciatoie e camuffare i titoli del trofeo promozionale con quelli ufficiali della disciplina.

Mi astengo da dover spiegare invece dell’esistenza di sigle farlocche o associazioni che si spacciano per federazioni: Queste spesso non solo non sono riconosciute come enti, non hanno ranking federale, non hanno organi tecnici seri e sono create per vendere cinture, fare esami a pagamento, generare “campioni del mondo” ogni fine settimana in tornei tra le stesse 10 persone, ma talvolta NON ESISTONO!

Poi, certo, ci sono situazioni in cui qualcuno non può permettersi i campionati federali, per motivi tecnici o economici. Ma a volte queste frammentazioni diventano scorciatoie per chi cerca spazio e titoli facili. E spesso chi ci casca è chi ha più bisogno di sentirsi “campione”, perché non riesce o non vuole affrontare la trafila vera, che richiede fatica, sacrificio, tempo.

Un tempo queste organizzazioni parallele avevano un senso. Il mondo era piccolo, le gare poche, viaggiare era difficile, e se volevi testarti, combattevi dove capitava. Anzi, da lì siamo partiti, quando non c’era ancora un sistema. Oggi le federazioni ci sono, le competizioni serie anche. E le sigle improvvisate, oggi, sono quasi sempre un parcheggio per chi non regge la competizione vera, un modo per gonfiarsi il curriculum, o una scorciatoia.

Non è cattiveria. È chiarezza.

Noi facciamo solo attività federale. Per rispetto verso chi si allena con noi, perché se sudi, paghi le trasferte, ti spacchi le ossa e dedichi anni della tua vita a questo sport, è giusto che quello che vinci abbia un peso reale. E lo facciamo non perché la vita sia una competizione. Ma perché partecipare a un certo tipo di competizioni è una delle cose più stimolanti e divertenti che ci siano.

Come nel calcio: se vuoi giocare a calcetto con gli amici, è bellissimo. Ma se vuoi il titolo italiano, lo scudetto, lo vinci nella FIGC, non nel torneo della pizzeria di quartiere che ti chiama “campione nazionale”.

Alla fine, non conta la medaglia appesa. Conta sapere cosa rappresenta quella medaglia. E se il tuo titolo vale davvero qualcosa.

E se non ti va bene, tranquillo, ci facciamo una birra insieme. Ma le cose vanno dette come stanno.

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